“Libero arbitrio” di Raffaella Tavernini

Perché non mi risponde? Le è successo qualcosa, ne sono sicura… ”

Patrizia era ormai in preda all’angoscia, da almeno un’ora stava cercando di rintracciare la figlia Elena, che doveva rincasare dopo una gita a Verona in compagnia dell’amica del cuore Maria Chiara. Elena non aveva risposto né ai messaggi dal tono ancora pacato né alle telefonate che avevano squillato un numero imprecisato di volte. Dopo aver cercato inutilmente anche Maria Chiara, Patrizia aveva telefonato direttamente a casa dell’amica della figlia e aveva risposto il padre: “No, Maria Chiara oggi è andata in piscina. Non preoccuparti, Patrizia. È al piano di sotto, ti faccio chiamare appena sale”.

Ma non potevi farti gli affari tuoi papà? È da un’ora che sto cercando di evitarla non rispondendo al cellulare”, lo aggredì sua figlia appena fu messa al corrente della situazione.

Posso sapere perché non vuoi parlare con Patrizia?”

Ma sì, papà”, aveva risposto Maria Chiara, “sai che a casa sua non le lasciano fare mai nulla. Elena voleva andare a Treviso a trovare il suo ragazzo, quello di Brunico, ma ha pensato bene di raccontare una bugia ai suoi coinvolgendo anche me. Adesso io non so cosa fare, se dico la verità Elena mi catalogherà fra i traditori.”

Il padre le aveva semplicemente risposto: “Scegli tu amore cosa ti sembra giusto o sbagliato. Sei in grado di farlo”.

Maria Chiara si era chiusa in camera sua. Accidenti, pensava, ma perché non ho anche io una di quelle famiglie classiche? Con un papà che decida al posto mio cosa sia giusto o sbagliato?

Ho fiducia in te e nelle tue scelte”, glielo ripeteva sempre, ogni volta che si trovava davanti a un dilemma morale e una decisione doveva essere presa.

A dire il vero la ragazza era estremamente gratificata da tutta quella fiducia, in particolar modo quando le amiche le raccontavano dei genitori molto severi, che volevano decidere persino il colore delle scarpe al posto loro. Sapeva quasi sempre quale fosse la cosa giusta da fare, ma a volte le sembrava ingiusto non poter commettere quelle follie tipiche della sua età. A volte non le sarebbe dispiaciuto avere a disposizione una specie di scorciatoia per una decisione del padre presa al posto suo. Questa era una di quelle volte. Maria Chiara sapeva di non avere scelta, che la cosa giusta era raccontare la verità, se Elena non l’avesse capito forse avrebbe dovuto rivalutare la loro amicizia.

Signora, oggi io non ero a Verona con Elena. Elena è andata a Trieste dal suo ragazzo, quello conosciuto durante la nostra settimana bianca a Brunico. Le mando il numero dei suoi genitori. Stia tranquilla, Elena mi ha mandato un messaggio oggi alle sei, sta bene.”

Il padre di Maria Chiara era seduto sul divano fingendo di essere assorto nel canonico cruciverba settimanale. Quando la figlia terminò la telefonata si alzò, andò in bagno e, dopo essere sicuro di aver ben chiuso la porta, fece con il braccio destro un gesto di vittoria e si lanciò in qualche passo di un balletto piuttosto ridicolo. Anche questa volta Maria Chiara aveva fatto la scelta giusta, ma quanto è difficile voler essere un genitore che non interviene nelle decisioni dei figli.

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