“Cappuccio e Brioche” di Alessandro Tondini

Ogni tanto mi piace uscire in mountain bike e arrampicarmi sulle strade di collina che circondano il mio paesello. Durante le gite in bicicletta mi capita d’incrociare persone che fanno running, altri bikers molto più atletici del sottoscritto e normali individui che passeggiano. Il tipo che più frequentemente incontro è l’umano col cane. Non mi sono mai imbattuto in persone accompagnate da altri animali, sempre che non si tenga conto che certi soggetti potrebbero essere inseriti a pieno diritto nella peggior fauna del pianeta. L’altro ieri ho assistito a un episodio che mi ha profondamente colpito.

Mentre faticavo su un percorso ripido e pieno di sassi, ho udito delle voci festanti provenire da una stradina parallela e sottostante a quella che stavo percorrendo. Pochi istanti dopo ho scorto due donne con al seguito due bambini e un candido cane Maltese, munito di fiocchetto azzurro sulla testolina. Da dove mi trovavo li potevo scorgere benissimo, ci separava soltanto un piccolo strapiombo ripieno di boscaglia.

Nella stessa strada percorsa dal gruppetto, un centinaio di metri più avanti, riuscivo a distinguere due figure piuttosto tonde che camminavano a fatica e un cane, arrotondato anch’esso, che trotterellava precedendole. Improvvisamente la bestiola adiposa si è messa a correre in direzione del Maltese. Una delle mamme, accorgendosi dell’avvicinamento del cane sconosciuto, si è posta prontamente davanti ai bimbi e al bianco cagnolino, a difesa della propria prole. Nel mentre, il cane che avanzava, oltre a correre si è messo anche a ringhiare. Quando è stato abbastanza vicino si è rivelato essere un Beagle obeso e ben determinato a far valere la sua stazza contro il Maltese immacolato. La mamma coraggiosa ha iniziato a gridare contro il bulletto sovrappeso sperando di intimorirlo, mentre i due bimbi e l’altra mamma si sono raggruppati stretti stretti tutti insieme. Il Maltese, benché peso piuma e, apparentemente docile e indifeso, si è divincolato dalla presa di uno dei bimbi, ha superato la mamma urlante e si è messo a fronteggiare coraggiosamente l’aggressore. Nel frattempo le due larghe figure che seguivano il Beagle si son messe a richiamarlo a gran voce: “Brioche, Brioche, vieni qui!”.

Ho pensato: “Cane pingue con due donne obese al seguito non poteva avere nome migliore”.

Brioche, infischiandosene altamente del richiamo, si è piazzato con fare smargiasso di fronte al latteo pupazzino col fiocco azzurro. Quel che ne è seguito è stato un trambusto piuttosto teatrale. Il più piccolo dei bimbi si è messo a gridare terrorizzato il nome del suo cagnetto: “Cappuccio, Cappuccio!” e il Maltese si è lanciato addosso alla Brioche. La mamma coraggiosa s’è messa in mezzo ai due contendenti rimediando un morso dalla Brioche e uno dal Cappuccio. L’altra mamma ha abbracciato singhiozzante e stile chioccia i bimbi, mentre le due adipose, urlando a squarciagola il nome del Beagle assalitore, hanno tentato invano uno scatto da centometrista.

Io avrei voluto intervenire, ma ero fisicamente impossibilitato dall’argine ripido e boscoso. Poiché la scena si stava facendo sempre più drammatica, ho provato ugualmente a farmi strada tra i rovi cercando di aggrapparmi ai rami più spessi, ma dopo un metro o poco più, mi sono ritrovato a terra, impigliato dappertutto. Mentre proseguivano le urla umane e canine, le due femmine appesantite sono finalmente riuscite a raggiungere il loro cane e, con fatica, l’hanno staccato dall’altro, che d’immacolato non aveva quasi più niente. A quel punto il trambusto si è quietato, i due cani sono stati separati e la mamma azzannata si è abbracciata al resto dell’affranta compagnia. Le ciccione si sono scusate per il cattivo carattere della loro Brioche, le mamme hanno accettato le scuse, i bimbi hanno continuato a piangere e io sono rimasto impigliato nei rovi come un insetto nella tela del ragno.

Nessuno dei due gruppetti si è minimamente accorto di me. Io, per non creare ulteriore tensione ai già lacrimevoli momenti appena trascorsi, me ne sono stato zitto e, pian piano son riuscito a tirarmi fuori dai rovi, con braccia e gambe graffiate e sanguinanti. L’ultima scena che ho distinto è stata l’immagine delle due brioche umane che, molto lentamente, si allontanavano nella direzione opposta al gruppo di mamme e figli, mentre i due cani avevano ripreso a zampettare come se niente fosse accaduto.

Intanto che cercavo di pulirmi dalle ferite ho pensato: “Tutto ‘sto casino per un cappuccio e una brioche! Non è che di psicologia ci capisca granché, ma sarà meglio che i due bimbi, per un po’, a colazione si mangino solo yogurt e fiocchi di granturco!”.

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