“Qui ciascuno è perfetto a modo suo” (6) di Jlenia Adain Rodolfi

Aprì la porta lentamente cercando di evitarne il cigolio, il piccolo salotto era in penombra e il puzzo di urina era pungente. Lasciò cadere lo zaino accanto alla porta lentamente senza far rumore e, passando vicino al divano, si strinse nelle spalle cercando di non far scricchiolare la busta del supermercato, mordendosi le labbra. Entrò in cucina, afferrò la maniglia del frigorifero e tirò con cautela: la luce si era bruciata e l’odore di marcio gli arrivò alle narici fin troppo presto. Senza aspettare prese la pattumiera e ci infilò dentro gli alimenti avariati: il formaggio ammuffito e il prosciutto che sembravano lì dentro da almeno un mese. Fece una pulizia sommaria dei piani usando una spugna imbevuta di acqua e sapone per i piatti e svuotò il contenuto della busta sul primo piano del frigorifero: pane del Mulino Bianco, prosciutto, sottilette e sei lattine di birra. Pier gli aveva lasciato una busta con dentro dei soldi, giù al Gruppo, e così aveva potuto fare un po’ di spesa; non lo vedeva da un po’ e quella mattina era andato al solito bar per farsi offrire la colazione, aveva una fame tragica, come la definiva lui. La barista aveva detto che era stato lì prima del solito quella mattina e che parlava di farsi un giro sul lungofiume: non poteva mica inseguirlo, ci avrebbe provato il giorno dopo, aveva deciso di confidargli cosa succedeva davvero a casa sua. Strinse i pugni e trattenne le lacrime: “Non ne posso più”. Cercò di ricordarsi il volto di sua madre, aveva l’impressione che la memoria dei suoi tratti stesse svanendo col passare dei mesi; tentò di ricordarsi il suono della sua voce e della sua risata, poi si guardò nella porticina del microonde per vedere in cosa le assomigliasse: quella era proprio una faccia da scemo, altroché. Si mise a rassettare per quanto possibile il piano di lavoro, raccolse molte lattine vuote e svuotò il lavandino dalle buste di cibo pronto, preparò l’immondizia e si dedicò a sbattere fuori dalla finestra i tappeti carichi di briciole, era pronto per il pranzo.

Mi sembri una cazzo di casalinga.”

Denis si voltò con gli occhi sgranati e immediatamente abbassò lo sguardo verso il pavimento: “Scusa, non volevo svegliarti, papà”, la voce sembrava un soffio.

Non mi hai svegliato, altrimenti te l’avrei fatta pagare, stanne sicuro”, Diego spinse piano ma senza troppa attenzione suo figlio da una parte, aprì il frigorifero e si abbassò, quasi fino a entrarci, per riemergerne con una lattina in mano:

Hai pranzato?”, non lo chiedeva per essere premuroso.

Stavo per prepararmi un toast.”

Fanne uno anche per me”, lasciò la stanza e Denis fece un respiro profondo, aveva l’aria sbattuta e questo non prometteva nulla di buono. Denis si mise all’opera e in pochi minuti aveva raggiunto suo padre steso sul divano che puzzava di piscio.

Ma che ore sono?”, fece un rutto.

L’una e trenta”, voce tenue e nessuna espressione sul volto che potesse tradirlo.

Davvero? E perché non mi hai svegliato prima, stronzetto?”

Denis sapeva che se fosse restato immobile tutto sarebbe andato bene, quasi non respirava e i suoi occhi erano fissi su una macchia del tappeto, un brivido di freddo gli scosse il corpo. Dopo qualche secondo di silenzio, cercò di appoggiare il piatto sul tavolino senza posare lo sguardo verso suo padre, ma prima fu costretto a spostare verso i bordi altre lattine di birra e uno specchietto su cui c’erano ancora i residui di polvere bianca della sera prima. Suo padre era tornato a casa verso mezzanotte con degli amici e avevano festeggiato fino a mattina. Denis non aveva dormito e appena sveglio era uscito dalla finestra della sua camera per non incontrarli, senza fare colazione.

Una banconota arrotolata scivolò rapida giù dalla superficie inclinata e precipitò sul tappeto. Trattenne il respiro.

Hey, ma che cazzo fai?”, Denis restò nell’esatta posizione in cui si trovava, lo specchietto in una mano e nell’altra il piatto dei toast, “Non toccare la mia roba!”.

Alzò lo sguardo un millesimo di secondo prima che suo padre lo prendesse per i capelli e gli strappasse lo specchio di mano: gli occhi di Diego erano sanguigni e stringeva forte i denti mettendoli in mostra. I toast finirono sul pavimento e, mentre suo padre lo prendeva a calci, Denis respirò il profumo del prosciutto e sorrise.

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