“Balla balla ballerina” (1) di Raffaella Tavernini

Angelica si svegliò presto martedì mattina, nonostante fosse andata a letto ben più tardi delle due. Lo spettacolo della sera precedente l’aveva soddisfatta: aveva ballato molto bene e Caterina, la prima ballerina, le aveva fatto i complimenti. Perciò si era trovata nello stato d’animo giusto per flirtare con Samuele. Sapeva come fare quando voleva finire la serata con lui. A dormire era tornata nel suo appartamento perché la mattina avrebbe dovuto svegliarsi presto. Aveva le due lezioni private fisse settimanali: con Viviana, una tredicenne piuttosto dotata che abitava vicino al parco Santa Giustina, e con Michela e Mara, due sorelline, in zona Ferrigni. Inoltre doveva consegnare due gonne e un maglione a cui aveva fatto delle piccole riparazioni nella portineria del teatro San Candido.

Prima di iniziare la giornata Angelica aveva bisogno del doppio espresso amaro che beveva tutte le mattine. Di fronte al cancello pedonale del parco Santa Giustina aveva notato un bar, probabilmente aperto da poco, con l’insegna del caffè Torrazzi. Angelica non beveva il caffè a caso, aveva imparato a scegliere le miscele più adatte al suo gusto: bevendolo senza zucchero preferiva quelle dolci e corpose. La Torrazzi non era la sua preferita, che restava sempre la Zentalini, ma si difendeva bene. Decise di fermarsi lì, parcheggiò lo scooter sul cavalletto laterale, mise il casco sotto alla sella ed entrò.

L’impatto era gradevole: l’arredamento piuttosto lineare, ai tavoli tovagliette rosse di carta e il listino delle cioccolate, sedie di plexiglass trasparente,  tavolini di legno chiaro come il pavimento. Nel locale non c’era quasi nessuno, soltanto la cameriera, il barista e un uomo al bancone. Anche Angelica decise di non sedersi, non poteva dedicare troppo tempo alla colazione. Si appoggiò al bancone aspettando il barista che sembrava concentrato sul listino, probabilmente una bozza: infilava e sfilava fogli di carta dalle pagine plastificate inclinando la testa come per guardare meglio l’effetto di ogni variante. Angelica decise di ordinare senza aspettare:

“Buongiorno. Potrei avere per cortesia un espresso doppio in tazza grande? Grazie”, disse rivolgendosi al tipo che sembrò quasi non accorgersene perché rimase concentrato sul listino mentre Annamaria, la ragazza in sala, le rispose con molta gentilezza: “Certamente, arrivo subito”.

“Guarda bene, devi alzare la testa da quelle carte ogni tanto, altrimenti non ti accorgi neanche che nel tuo bar è entrata la più bella ragazza di tutta la città”, disse l’unico cliente al barista. Poi rivolgendosi direttamente ad Angelica: “Se avessi vent’anni di meno ti avrei già chiesto di sposarmi”.

Doveva avere poco più di una settantina d’anni, occhi castano intenso, grandi e diretti. Il suo comportamento franco non infastidì Angelica che rispose con un sorriso. Il barista alzò lo sguardo, veloce e svogliato e lo riabbassò quasi subito.

“Bella signorina, qual è il tuo nome?”, continuò invece l’uomo.

Angelica non era abituata a chiacchierare al bar con chiunque. Le sue soste erano sempre veloci e il suo sguardo rimaneva incollato allo smartphone o sulla prima pagina del giornale. Ma quella mattina, forse perché di buon umore, le sembrò normale rispondere allo sconosciuto:

“Angelica. Grazie dei complimenti. Lei come si chiama?”

“Giovanni Spelti, ma tutti mi chiamano Gianni. È un vero piacere Angelica conoscere una bella ragazza come te. Hai reso la mia giornata di uomo anziano un po’ più allegra. Auguro anche a te una buona giornata.”

“Grazie mille”, rispose Angelica, pensando: Guarda te, che solare questo Gianni. Se il caffè è buono mi fermerò spesso qui. Mi ha messo di buon umore.

Angelica prese il quotidiano appoggiato sul bancone e notò con piacere che era stato fissato con una cucitrice. Detestava i quotidiani stropicciati e con le pagine disordinate. Bevendo il caffè iniziò a sfogliarlo e arrivò alla pagina degli spettacoli. C’era un articolo sul musical nel quale lavorava, una riedizione di Footloose. Nella fotografia in primo piano c’era lei vicino a Caterina, la prima ballerina. Le venne spontaneo dire all’anziano: “Guarda Gianni, questa sono io”.

Mentre Gianni si avvicinava a lei per guardare, Angelica lesse il testo: Caterina Musumeci brilla. La sua eleganza e la sua classe vengono messe ancora più in evidenza dalla ordinarietà dei compagni di ballo, fra i quali forse il solo Samuele De Sanctis è all’altezza.

Angelica smise di sorridere, pagò il doppio espresso e uscì dal bar dirigendosi alla portineria del teatro.

“Che strano sia uscita senza salutare. Mi era sembrata una signorina così gentile”, disse il signor Gianni ad alta voce.

 

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