“Balla balla ballerina” (7) di Raffaella Tavernini

“Come tu sia riuscita a farci stare tutte queste scarpe in quell’appartamento è più difficile da capire del terzo segreto di Fatima, Angelica” esclamò Roberto, più divertito che infastidito mentre chiudeva l’ultima sacca piena zeppa di scatole nel bagagliaio della sua automobile. Angelica rise rumorosamente, forse un po’ troppo. Dietro quella risata sguaiata si poteva percepire la sua felicità per la svolta che aveva preso in modo del tutto fortuito la sua vita, ma anche il timore generato dallo stesso motivo. Angelica non era una di quelle persone per cui la vita era una passeggiata nel verde, piuttosto una salita impegnativa lungo il crinale di una montagna. Nulla di grave, lungo quella salita non si era mai fermata, ma aveva dovuto conquistarsi tutto. Non le sembrava possibile questa fortuna piovutale addosso. Nonostante i timori aveva deciso, senza alcun dubbio, di godersi ciò che le stava accadendo. Ci avrebbe pensato poi.

“Per fortuna, Roberto, che l’appartamento dove stava tua sorella è completamente arredato. Così almeno le pentole e le stoviglie abbiamo potuto lasciarle. Se le godrà la nipote dell’Armando”, questo lo disse ad alta voce, mentre rimase solo nella sua testa il pensiero del bigliettino lasciato sul mobile della cucina: Caro Armando, le lascio pentole e stoviglie per sua nipote che è senz’altro meglio in cucina che in sala prove.

Aggrappandosi con una mano al braccio di Roberto e sgranando gli occhi mentre lo guardava continuò: “La mia nuova casa sembra un castello. Prima ho visto che c’è perfino la diffusione della musica in tutte le stanze. È  rimasta poco Marinella in un appartamento tanto bello, si direbbe arredato per abitarci definitivamente”.

Roberto rispose solo: “Sì, poco”.

Durante il tragitto in auto Angelica non focalizzò quanto fossero state sfuggenti le risposte di Roberto ai suoi riferimenti su Marinella. L’eccitazione del trasloco in un appartamento favoloso di proprietà del famoso regista, le aspettative sul loro rapporto, il lasciarsi alle spalle gli aspetti deludenti della sua vita, avevano preso il sopravvento su qualsiasi altra riflessione. Angelica era elettrizzata e inquieta.

“È  tutto scaricato, Angi. Io adesso vado e ti lascio da sola a sistemare le cose. Preferisci uscire o stare da me per cena?”

Ad Angelica era piaciuto moltissimo come Roberto avesse considerato scontato il cenare insieme, proprio come fossero una coppia e aveva risposto che forse sarebbe stato meglio cenare a casa. Non fu casuale il non dire casa tua, Angelica disse solo: “Ceniamo a casa”. Aveva pensato che sarebbe stato più intimo e che forse finalmente Roberto l’avrebbe almeno baciata. Questa storia stava prendendo una direzione diversa e inaspettata, ma non per questo meno gradita. Era ormai evidente che Roberto era attratto da lei, ma anche che la cosa non si limitava a un’attrazione sessuale. Forse Roberto stava cercando una compagna, forse pensava che lei avrebbe potuto essere quella giusta. In due soli giorni aveva dimostrato che non aveva paura di farla entrare nella sua vita.

In fondo perché no? Anche se lui è molto più inserito di me, veniamo dallo stesso ambiente. Potrei essere la donna che cerca. Potrei rimanere nel mondo della danza per sempre, al vertice, anche se dovessi smettere di ballare.

“Ti aspetto quando vuoi, ma per le nove tolgo la spigola dal forno.”

Angelica cominciò a sistemare le sue cose. L’appartamento di Marinella aveva un’enorme cabina armadio con un’intera parete attrezzata da moduli portascarpe e le altre da innumerevoli cassettiere, mensole e appendiabiti. Al centro della stanza un divanetto due posti ricoperto di velluto rosso scuro e un enorme specchio su cui puntava dritta la luce di due faretti. Per la prima volta nella sua vita Angelica poteva ordinare le scarpe in base a colore, modello e altezza del tacco senza doverle stipare tutte in scatole Ikea su cui scrivere sandali estivi tacco alto, decolleté, sneakers…

Mentre era seduta per terra a gambe incrociate a pensare dove mettere gli stivaletti sentì suonare il campanello.

Che strano, pensò, nessuno sa ancora che sono qui e Marinella deve essere via da mesi ormai.

Sollevò la cornetta del videocitofono, senza rispondere subito. Voleva solo vedere chi fosse. Quando nello schermo comparve il postino rispose: “Dica”.

“Ho un telegramma da consegnare a una certa Marinella Santamaria a questo indirizzo, ma senza numero civico. Lei sa dove posso trovarla?”

“La faccio salire, è la sorella del mio compagno”, si divertì a rispondere Angelica, con un brivido nel corpo per quella piccola bugia.

Il postino le consegnò la busta. Dai, era come fosse sua cognata, aveva pensato Angelica, mentre in testa le appariva l’immagine dell’evasività con cui Roberto aveva sempre reagito al solo nominare Marinella.

Posso anche aprirla e vedere di cosa si tratta. In caso a Roberto dico che l’ho trovata così, già aperta infilata sotto alla porta.

“Marinella, tesoro, non so come fare a trovarti. Dove sei sparita? Dopo l’ultima telefonata angosciante non ti trovo più. Roberto mi ha attaccato il telefono alla prima chiamata e poi non mi ha più risposto. Sono molto preoccupata. Dove sei? Manu.”

 

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