“Balla balla ballerina” (9) di Raffaella Tavernini

Dopo aver letto, senza averne diritto, il telegramma indirizzato a Marinella, Angelica si sentiva spaesata e inquieta. Senza esserne consapevole si era preparata in fretta ed era arrivata da Roberto prima che lui si facesse la doccia. Le aveva preparato un aperitivo e l’aveva lasciata da sola in salotto. Angelica seduta sul divano sorseggiava il bicchiere di Chardonnay in cui Roberto aveva messo due cubetti di ghiaccio. Continuava a roteare il bicchiere nella mano guardando i due cubetti che sbattevano l’uno contro l’altro, e contro le pareti del bicchiere, e che diventavano via via più piccoli. Aveva l’impressione che se ce ne fosse stato uno solo non sarebbe stato così veloce a rimpicciolire, come se la loro convivenza nel bicchiere fosse una aggravante. Angelica aveva deciso di fingere, non solo perché altrimenti avrebbe dovuto ammettere di aver aperto un telegramma non indirizzato a lei, ma anche perché temeva, se avesse fatto domande troppo dirette, di compromettere il suo rapporto con Roberto. Gli aveva consegnato il telegramma ben ripiegato appena arrivata. Roberto le aveva versato il vino, aveva chiacchierato con lei qualche minuto prima di allontanarsi, la lettera sbadatamente appoggiata su una mensola dell’anticamera, nessuna traccia d’impazienza. L’aveva, però, presa prima di entrare in bagno, tornando a recuperarla dopo che si era già allontanato. Chissà se era stato spontaneo o se quel gesto era per dimostrare a lei indifferenza, si chiedeva Angelica.

Perché Marinella è sparita così velocemente? Perché Roberto non ne parla mai? Perché non mi ha mai baciata? Perché non si è mai sentito parlare di una sua fidanzata?

Queste domande giravano e rigiravano in ordine sparso nella testa della ragazza, le gambe accavallate, i due cubetti di ghiaccio ormai sciolti e il bicchiere di vino ancora pieno. Roberto sembrava non arrivare più. Possibile che il telegramma l’avesse sconvolto e che il regista non sapesse più come fare a gestire la situazione? Invece, proprio in quel momento la porta della zona notte si aprì e Roberto uscì, bello e rilassato. Indossava un paio di jeans slavati e una camicia a quadretti bianchi e azzurri:

“Non ti piace il vino?”, chiese vedendo il bicchiere della ragazza ancora pieno.

“No, no. È molto buono”, rispose Angelica, “ma ho preferito aspettarti per bere in compagnia”.

“Molto gentile Angi, aspetta che ne verso uno anche per me”, Roberto sembrava molto tranquillo.

“Tutto a posto con il telegramma?”, si sentì chiedere ad alta voce Angelica, “Sai, quando vedo i telegrammi mi inquieto sempre. Di solito portano solo cattive notizie”.

“No, non preoccuparti, tutto a posto. Era solo un’amica di mia sorella, Manu. La chiamerò in settimana.”

Angelica si sentì rassicurata e decise che avrebbe passato una bella serata. La spigola al forno cucinata da Roberto era ottima. Il menù non prevedeva molto altro, solo un’insalata verde arricchita con formaggio caprino e noci.  Chiacchierarono durante la cena, delle prove dello spettacolo, del balletto in cartello al Teatro Nuovo con la coreografia di Bradalini.  Poi Angelica si sentì chiedere: “Ma dove è andata tua sorella? Se non sbaglio è quella bella ragazza che era venuta in sala prove un pomeriggio di qualche mese fa. Mi è sembrata bellissima”.

Roberto si alzò quasi di scatto, prese i piatti dalla tavola, li sciacquò nel lavandino e li mise in lavastoviglie: “Mah, Angi, non lo so. Sì, era lei. È molto bella, vero? Non so bene dove sia andata, ha detto che voleva viaggiare… Europa, credo Londra, ma non la sento, be’, non la sento da un po’”.

“Come da un po’, Roberto?”, Angelica ormai aveva perso il controllo sulla  conversazione che procedeva da sola, “Non sei preoccupato? E tua madre? La mia, anche se non ci vediamo da almeno sei mesi, se non mi sente due volte alla settimana, tutti i lunedì e tutti i giovedì, chiama i Carabinieri”.

“Sua madre non so, non la sento da un secolo. Marinella e io siamo figli dello stesso padre, che è morto da tanti anni, ma di madri diverse. Mio padre quando avevo già quindici anni lasciò mia madre perché la mamma di Marinella era incinta. Abbiamo quasi dieci anni di differenza. Mia madre la odia.”

“Non lo sapevo, ma mi ero fatta l’idea che foste molto molto legati.”

“Marinella è la persona più importante della mia vita, Angi. Dirò meglio, Marinella è l’unica persona importante nella mia vita. Mio padre è morto presto, l’ho cresciuta io. Scusami Angelica, sono molto stanco. Ho bisogno di dormire.”

La serata era finita così, Angelica si era incamminata verso il suo appartamento, o meglio, l’appartamento di Marinella e intanto pensava. Pensava a tutte le stranezze che aveva notato, anche se aveva preferito ignorarle. Pensava ai quadri nell’appartamento di Roberto e in quello di Marinella. Non se ne era accorta subito. Raffiguravano in tempera nera su tela bianca l’immagine stilizzata di Marinella. Solo lei, solo Marinella. Marinella che ballava, Marinella che dormiva, Marinella che rideva, Marinella che piangeva, Marinella che beveva. Solo lei, solo Marinella. Anche sulle pareti della casa di Roberto.

 

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