“Inevitabile” di Barbara Favaro

La tavolata vociante cominciava a darle sui nervi. Lo guardava parlare fitto fitto, e qualche volta sorridere in quel suo modo, con la donna dal seno rifatto e sguardo rigato dal kajal.

Si trovò a ridere senza sapere perché, il sedicente scrittore intellettualoide, che le stava accanto, insisteva nell’illustrarle la trama del suo ultimo romanzo psicotico, no psichedelico o forse psicotrofico, e lei sorrideva. Si guardava restare lì, come se niente fosse, mentre la sala dell’Hilton la stava scarnificando con il suo acre odore di soldo.

Scusami, ma penso che sia arrivato il momento di andare…” e con un sorriso irreprensibile rivolse un’occhiata di scusa, tipicamente femminile, allo scrittore psicotico, alzandosi e dirigendosi senza esitazioni verso il suo editore, alle prese con un occhialuto fotografo in missione per una rivista dalla copertina patinata e fitte pagine pubblicitarie di alta moda.

Vado”, gli disse puntando lo sguardo sul viso sorpreso

È ancora presto, volevo farti conos… ”

No, vado. Ne ho abbastanza”

Come vuoi, se sei di questo umore tanto vale insistere”

Bravo. Ciao ciao”

Ti chiamo domani”

Sì, sì, sul tardi però” e recuperò il cappotto e l’uscita e l’aria fresca della notte.

C’erano dei taxi nel parcheggio dell’Hotel. Ne avrebbe preso uno e si sarebbe fatta portare a casa.

Aspetta, aspettami!”

La voce alle sue spalle, in un ansimo da corsa fuori programma. Poteva far finta di nulla ma le era già vicino.

Non andartene così… “, le prese il braccio e la fece voltare.

Così come?”, lo guardò dritta

Senza salutare”

Nessuno se ne preoccuperà, tranquillo. Ne ho abbastanza e vado, torna dentro prima di destare sospetti”, gli sorrise. Avrebbe potuto non farlo e tutto sarebbe suonato come un’accusa, con il sorriso il tono si addolciva e le parole scivolavano meglio.

Non è di loro che mi preoccupo”

No, ma dovresti. Buonanotte”

Non mi hai ancora guardato. Non puoi andartene e lo sai”

Quelle parole, sapeva sarebbero arrivate, ma sperava di riuscire a salire sul quel maledetto taxi prima.

L’ho fatto. Eri troppo impegnato per accorgertene.”

Non l’hai fatto abbastanza da incontrarmi, ti ho cercata tanto.”

E guardarlo ora è inevitabile. Tutti e due lì.

Sembri un po’ stanco… come stai?”, la voce più bassa mentre lui le si avvicina.

Sto diventando matto per cercare di starti lontano e come vedi non funziona”

Vieni via con me”

Sì”

Il taxi si ferma davanti a casa. E nel tragitto le parole escono senza spazi, neppure quelli giusti per loro.

Il Canada ti ha fatto bene, sei bellissima”

È l’aria fresca”, sorride, scende dal taxi e lui la guarda in cerca di qualcosa. Dovrebbe dirglielo, dovrebbe…

Devi ritornare alla festa?”

No”

Resti con me?”

Detto.

Lui paga, scende, la prende per mano mentre lei si gira e s’incammina sul vialetto tra il verde.

 

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