“Orient Express” di Livia Trentini

Finalmente eccomi nel mio scompartimento, un sogno che si avvera!

La prenotazione è stata fatta mesi fa, viaggiare sul Venice Simplon Orient Express ha i suoi tempi e i suoi costi, Venezia-Londra, una sola notte sul più famoso treno che ha iniziato a sferragliare nel 1883. L’atmosfera fa ritornare agli anni ‘20, dove l’eleganza e il lusso non mancavano, il viaggio in queste carrozze frequentate all’epoca da reali, nobili, diplomatici e uomini d’affari – e oggi da persone benestanti – costa parecchio, ma ho voluto coronare il mio sogno. Gli scompartimenti sono rivestiti in preziosi tessuti e i divani questa sera diventeranno un comodo letto, per non parlare della raffinata cucina, non vedo l’ora che arrivino le 13 per poter assaggiare alcune prelibatezze!

Per il momento mi godo la vista della pianura, avremmo dovuto essere in due ma io e la mia compagna ci siamo lasciati un mese fa. Ho preferito prendermi comunque questa pausa, anche se per una sola notte, per immergermi in un’atmosfera d’altri tempi. Il bagaglio è già stato sistemato dall’inserviente, non resta che rilassarmi, anzi… prima faccio un giro per godermi il treno in tutto il suo splendore. Gli scompartimenti sono chiusi per garantire massima privacy ai viaggiatori. Passo davanti a questa fila di porte, una è leggermente aperta e, intravedo un paio di gambe fasciate in collant neri velati con ai piedi un paio di scarpe rosso fuoco con tacco vertiginoso. Mi fermo, ma proprio in quell’istante la porta si chiude. Quell’immagine, però, mi rimane ben impressa nella mente.

Proseguo il mio girovagare, arrivo nella carrozza bar per una tazza di caffè. Le voci si sovrappongono, inglese, tedesco, francese, italiano, e i viaggiatori sono per la maggior parte accoppiati. Sembrano tutti felici, io mi intristisco pensando alla mia ex, ma poi la mente mi riporta a quelle gambe intraviste poco prima. Chissà chi è quella donna… la fantasia galoppa: un’attrice, una manager, un’amante? Rimango immerso nelle mie fantasie ancora per un po’ mentre proseguo il mio girovagare fermandomi di tanto in tanto a guardare il panorama che scorre dai finestrini, l’Italia è proprio bella!

Decido di tornare nel mio scompartimento, entro nella carrozza-bar proprio nel momento in cui dalla porta opposta vedo di sfuggita uscire la donna con le gambe fasciate nei collant neri e le scarpe rosse. Accelero il passo, ma una coppia si alza dal tavolino interrompendo il mio inseguimento. Mi è sfuggita!

Rientro nella mia carrozza proprio nel momento in cui si chiude la porta dello scompartimento della mia “visione”. Sono arrivato tardi. Ci sono ancora tante ore di viaggio, sicuramente prima o poi riuscirò a dare un volto alla Dea che mi ha intrigato. Ormai sono troppo preso, devo, sì devo, proprio vedere chi è.

Dopo alcune ore di massimo relax è giunta il mio turno nella carrozza ristorante, mi accomodo e mi viene servito un aperitivo di benvenuto, un flûte di spumante accompagnato da stuzzichini e dal menu. Piatti prelibati, non so cosa scegliere: carne… pesce… opto per il pesce. Antipasto tartàre di salmone servita con blinis e panna acida, a seguire un raviolo aperto con asparagi e lardo, il tutto innaffiato con prosecco, il mio vino preferito. Termino il pranzo con una crème brûlée e un ottimo caffè. Nel gustarmi il caffè la visione riappare, ma è nascosta dietro un separè in compagnia di un uomo. Riesco a vederle solamente la schiena, nel mio immaginario avrei abbinato gambe e scarpe a un tubino nero invece l’abito è sì nero, ma vaporoso e nasconde le forme, solo le gambe e le scarpe danno una nota intrigante di colore.

Passano le ore e il panorama cambia: paesi, vallate, montagne, laghi la fanno da padroni, come pure i colori e le forme delle case che cambiano in base ai paesi che il treno attraversa, non ci si stanca di osservare questo paesaggio in costante cambiamento.

Dopo il tè delle 17.00, servito nello scompartimento accompagnato da pasticcini mignon e biscotti, è giunto il momento di un’altra passeggiata. Apro la porta e mi scontro con la mia “visione”!

Ma… tu sei Giorgio, il mio compagno di banco al Liceo! Quanti anni sono passati? Forse venti… non ti ho più visto… Quante ne avevamo combinate insieme! Cosa fai nella vita? Cosa fai qui? Come mai sei vestito così? Permettimi di dirtelo: che gambe!” tutto questo mi esce d’un fiato.

Giorgio ride: “Effettivamente sono un po’ cambiato, sono diventato una Drag Queen… non so se hai mai visto il musical “Priscilla, la regina del deserto”, ecco io sono Bernadette una delle interpreti. E la persona che mi accompagna è il mio Manager. Stiamo pubblicizzando il Musical e devo farmi vedere con l’abito di scena… ”

Ceniamo insieme, facendo le ore piccole raccontandoci gli ultimi vent’anni di vita. Ci saluteremo a Londra con la solenne promessa di ritrovarci l’anno prossimo per almeno due giorni di viaggio in treno o in auto. Non si possono scordare cinque anni trascorsi insieme sui banchi di scuola!

 

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