“Corso di scrittura creativa” di Livia Trentini

Leggo il volantino appoggiato sul ripiano di un bar: “Corso di scrittura creativa”. Me ne approprio, controllando che nessuno mi veda, per rileggerlo con calma e valutare se iscrivermi o meno. Penso: “Fantastico! Non sono solo una lettrice ma potrei essere anche un’autrice… “, e me ne torno a casa immaginando pagine e pagine di scritti sui più svariati argomenti.

Devo sempre lasciar decantare le decisioni, di qualunque natura siano, per cui trafiggo il volantino sulla lavagna di sughero con uno spillo colorato – in questo caso blu, che significa da valutare. Non leggo quando e dove verrà fatto, tanto devo pensarci, e ritorno alla quotidianità.

Ogni volta che entro in cucina lui mi guarda, ma io impassibile lo ignoro, devo valutare bene un corso di questo tipo, non è da tutti scrivere, però sarebbe un bello smacco per la mia insegnante delle medie che, per dirla tutta, non mi ha mai capita. Già all’epoca ero una studentessa che faceva voli con la fantasia quando si trattava di scrivere i temi, tanto che venivo quasi sempre redarguita con giudizi del tipo: “fuori tema” oppure “torna fra noi” o “atteniamoci alla realtà”… fino a spingersi in un aggressivo “ma qualcosa di più personale no?”. Certo che no! Di più personale mai! Le mie emozioni sono solo mie. Perché dovrei condividerle con un’insegnante che neppure mi apprezza?

Questo era il mio pensiero di adolescente, e nel tempo le mie convinzioni non sono poi cambiate molto. Tralascio queste considerazioni e intanto che ci penso provo a immaginare di scrivere qualcosa su… già… su che cosa? Che argomento potrei affrontare? Un racconto che riguarda la… forse la mia vita? Banale, non ho fatto nulla per la quale potrei essere ricordata. Per ora.

Forse sul tempo? Cumulonembi che si scontrano con cirri che creano vortici in situazioni di alta/bassa pressione che finiscono per rovinarci il fine settimana. Però non sono un meteorologo, non so riconoscere le diverse tipologie di nuvole. Per me le nuvole sono solamente immagini nel cielo, mi ci perdo nella ricerca di unicorni, draghi, macchine, cani… una volta ci ho visto perfino Paperino. Vedo anche dei personaggi nelle piastrelle decorate del bagno: un signore che fuma la pipa, Braccio di Ferro, Ratman, una vecchietta sdentata e tanti altre figure. Alcuni pensano che io sia dotata del così detto pensiero laterale, altri che io sia semplicemente un po’ fuori di testa. Sto divagando, forse la mia insegnante aveva ragione.

Prendo il portatile, apro un foglio di Word e… e adesso? Il nulla assoluto. Le nuvole sono entrate nel cervello, ma invece che provocargli una reazione creativa lo ovattano, forse il corso mi può aiutare. Il volantino continua a guardarmi. Gli cambio lo spillo con un altro di colore giallo che significa da valutare attentamente, e torno alla mia quotidianità.

Nell’andare al lavoro in macchina ho tempo per pensare a: personaggi, ambientazioni, trame, emozioni… è tutto nella mia testa. Tornata a casa prendo il portatile e nulla. Proprio nulla. Il blocco dello scrittore, ma non sono uno scrittore per cui non posso avere blocchi. Penso ai personaggi dei film che, solitamente, con una vecchia Olivetti Lettera 32 e una risma di fogli, sfornano pagine su pagine come se non ci fosse un domani; di solito con una sigaretta accesa che penzola fra le labbra o appoggiata a consumarsi nel portacenere, un bicchiere di whisky come compagnia (verrà bevuto quando lo sforzo letterario sarà concluso, solitamente a notte fonda quando tutta la città è ancora addormentata e silenziosa).

Io non bevo, ma potrei iniziare; non fumo, ma ci potrei provare; tutto per emulare gli scrittori dei film. Il volantino continua a guardarmi, cambio lo spillo giallo con uno rosso: urgente.

Oggi il cielo è arrabbiato, le nuvole si incontrano e si scontrano, forse prima di sera arriverà un bel temporale per rinfrescare la canicola di agosto. In un attimo sbattono le ante, il vento entra in casa, corro da una stanza all’altra per chiudere tutto, per ultima la cucina nella quale il vento è entrato con violenza strappando dallo spillo rosso il volantino. Lo recupero direttamente nel lavandino dove ha finito il suo svolazzare, ma si è bagnato. Nel cercare di appiattirlo con la mano ne salta via un pezzo, proprio quello in fondo con i dati del contatto e il luogo dove si tiene il corso. Accidenti! E adesso? L’ho avuto sott’occhio per tanto tempo e non l’ho mai letto attentamente. Non mi sono soffermata sul dove, come, quando e chi teneva il corso, ma soltanto sul titolo: “Corso di scrittura creativa”. Leggo le poche righe rimaste intatte e mi accorgo che il termine è scaduto, anzi il corso è già terminato. Un urlo mi sale in gola. Mannaggia a me e alla mia indecisione!

Prendo tutti gli spilli colorati e li butto via, da oggi le decisioni le prenderò con rapidità e prontezza. E questa decisione la trafiggo nella mia mente, in modo figurato, con uno spillo rosso.

 

 

 

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2 pensieri su ““Corso di scrittura creativa” di Livia Trentini

  1. Apprezzo questo racconto che si svolge in piccoli spazi fisici ma in grandi praterie mentali. Complimenti!
    Tutti dovremmo liberarci degli spilli colorati, specialmente di quelli blu!

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