“L’albero di Natale” di Alessandro Tondini

Il suo primo ricordo era un albero di Natale e un biberon. Ne era certo, non aveva dubbi, tranne uno: se il suo primo ricordo era un albero di Natale non poteva essere l’albero di quel Natale. Era nato l’antivigilia di Natale di un anno in cui mezza Italia era stata sommersa dalla pioggia. Oltretutto era nato in mezzo all’acqua perché venuto al mondo a Venezia.

Il suo ricordo doveva appartenere al Natale dell’anno dopo. Essere nato poco più di un mese dopo un’alluvione disastrosa in una città già circondata dalla laguna l’aveva esposto a un grosso pericolo: avrebbero potuto chiamarlo Mosè. Così, per ridere. Per fortuna sua madre non aveva mai avuto tanta voglia di ridere.

Era sicuro, l’anno successivo al suo primo Natale sua madre si avvicinava alla culla e gli dava un biberon, senza sorridere. Vicino a lui un albero, illuminato da tante lucette colorate, gli sorrideva. Si dice che i bambini, quando ridono, sorridono agli angeli, lui sorrideva al suo albero di Natale.

Da allora è sempre stato così: ogni volta che arrivava il Natale aveva voglia di sorridere, di avere vicino il suo albero colorato e di bere qualcosa. Qualcosa che lo facesse sorridere. Pare che nel periodo natalizio vi sia un aumento esponenziale dei suicidi. Lui non ne aveva mai avuto l’istinto, forse perché era dotato di senso dell’umorismo e nel suo frigo non mancava mai una birra.

Se beveva diventava allegro, al contrario di sua madre che aveva la balla triste. Ma sua madre era triste anche quando non beveva. Suo padre invece beveva di rado, era un tipo allegro, benché dotato di scarsa ironia. Ma allora da chi aveva preso il suo senso dell’umorismo se i genitori non eccellevano in quel campo? Da nessuno. Era stato quell’albero illuminato a farlo ridere, a dirgli che tutto sarebbe andato bene e di non preoccuparsi perché ci sarebbe sempre stato qualcosa da bere.

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Buon Natale a tutti gli Instabili,

Alessandro Tondini

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Un pensiero su ““L’albero di Natale” di Alessandro Tondini

  1. la triste allegria di chi ha evitato di vedere l’acqua alta in casa solo perchè è nato un mese e mezzo dopo 🙂 …e pretende che tutti gli sorridano, ci sarà tempo, una volta asciugati i tappeti. Unica nota, il passaggio dal padre ironico al “Ma da chi avrà preso il senso dell’umorismo?”. Proprio per puntare alla perfezione, in quel punto rimane poco chiaro se chi prende il senso dell’umorismo è il padre o lui. Ci si arriva per logica ma forse meglio : “Ma, Alessandro, da chi avrà preso il senso dell’umorismo?”. Però…puntare alla perfezione è certo meno divertente. 😉

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