“Con quello che succede in giro!” di Bianca Patrizi

Suona la sveglia e penso: “No, non adesso. Non dirmi che è già ora!”

Ho alle spalle una notte di merda: lui che russa come un mantice, io che mi giro nel letto come una trottola e come mi addormento suona la sveglia. Faccio pipì pensando che adesso mi ci vorrà mezz’ora per svegliare i ragazzi, così poi arriveranno in ritardo al bus, che poi magari lo perdono anche, così mi tocca pure accompagnarli a scuola e arrivo in ritardo anch’io al lavoro. Che se mi capita oggi, è una grana assicurata perché la mia collega non c’è. Ma proprio oggi doveva andare a fare l’ecografia? Se è incinta sono cazzi, perché quelle merde dell’ufficio personale mica l’assumono una sostituta. Allungo la mano verso il rotolo di carta igienica e scopro che è finita.

CHI CAZZO HA FINITO LA CARTA IGIENICA?”, sbraito dal bagno, “Mica fate fatica ad allungare il braccino e prendere il rotolo nuovo dal mobile, no?”

Infilo il rotolo nuovo nel supporto e mentre esco dal bagno vado a sbattere contro mio marito con la sua aria da zombie.

Era ora!”, borbotta, “Ma quanto ci stai in bagno?”

Senti chi parla!”, rispondo e mi fiondo in cucina perché adesso ho proprio voglia di un caffè. Ma prima sveglio i ragazzi.

Apro la porta, alzo la tapparella e li chiamo. Il grande si infogna sotto il cuscino grugnendo. Il piccolo non dà nemmeno segni di vita. Non so neanche a che ora è rientrato stanotte. So solo che era tardi. Chissà dove va. Chissà con chi va. In cucina riempio d’acqua la moka, ci infilo il filtro e prendo il barattolo del caffè. Che è come il rotolo di carta igienica: finito. Nel mobile non vedo il barattolo di scorta. Eppure l’avevo messo nell’elenco della spesa.

HAI PRESO IL CAFFE’?”, grido a mio marito ancora chiuso in bagno che ovviamente non risponde.

Cosa cazzo gridi?”, mi rimprovera mio figlio, quello grande, ciabattando in cucina con aria immusonita, “Possibile che gridi sempre?”

Prende un bicchiere dal mobile, la bottiglia d’acqua dal frigo e quando ciabatta verso il bagno sul tavolo rimangono il bicchiere, la bottiglia e il tappo della bottiglia. Perché rimettere le cose a posto è troppa fatica, vero? Ma è mai possibile che tutti lascino sempre tutto in giro? Poi sono io quella che rimette in ordine e pulisce.

Hai fatto il caffè?”, chiede mio marito entrando in cucina trafelato, perché anche lui è in ritardo.

Se tu avessi preso il caffè, ieri”.

Certo che l’ho preso.”

E dov’è, si può sapere?”

Al suo posto, dove vuoi che sia? Dove sono i calzini puliti?”

Al loro posto, dove vuoi che siano?”

Mollo la moka e vado a recuperare i calzini che sono sempre nel solito cassetto del solito armadio della solita camera da letto che divido con mio marito da quando ci siamo sposati, ma chissà perché lui lo domanda tutte le sante volte. Torno in cucina alla ricerca del caffè. Lo trovo, ma quello stordito l’ha preso in chicchi. E cazzo, però anche lui, per una volta che va a far la spesa! Così faccio quello deca, che non piace a nessuno, ma è l’unico che ho.

Che caffè di merda!”, brontola mio figlio e pianta lì la tazzina in mezzo al tavolo, raccoglie lo zaino ed esce sbattendo la porta.

Ciao, io vado”, mio marito mi mette in mano la tazzina vuota e si fionda giù dalle scale perché il suo collega è sotto casa e ha già suonato due volte il clacson.

L’altro figlio è uscito pure lui senza nemmeno salutare. Spero solo che vada a scuola e non in giro. Lancio un’occhiata all’orologio pensando che arriverò in ritardo. Prendo la moka per versarmi il caffè, ma la moka è come il rotolo di carta igienica, come il barattolo del caffè buono: vuota.

Al lavoro non va meglio perché la giornata ha preso una brutta piega. La stampante non funziona e il mio capo vuole le copie dell’ultimo rapporto settimanale. Devo andare al piano di sopra e lì hanno tutti la puzza sotto al naso. Manco a dirlo trovo la troiona dell’ufficio statistica che sta fotocopiando un manuale e ne avrà per un bel po’. Manuale di che, lo sa solo lei. Forse del Kamasutra. Come se non ne sapesse già abbastanza. Lei e il suo culo rifatto! E c’è ancora qualcuno che si domanda perché l’hanno assunta. Torno al piano di sotto e vado in archivio. Lì c’è una vecchia stampante, un po’ lenta, ma mi tocca. Mi tocca anche “Manina morta”. Quello proprio non lo sopporto. Mi ricorda tanto il vicino di casa di quand’ero piccola, con l’alito che puzzava di aglio e le unghie nere.

Alla mensa arrivo tardi perché la fotocopiatrice dell’archivio è davvero una lumaca. È rimasta solo la pasta che di sicuro ormai è fredda e ci scommetto che le cotolette saranno secche. Guardo l’orologio. Sono di nuovo in ritardo e so che qualsiasi cosa prenderò, mi rimarrà sullo stomaco.

Tornando a casa mi fermo dal parrucchiere perché stasera esco a cena con mio marito. Non mi sembra vero. Solo una pizza, ma è una vita che non usciamo. Corro a casa e preparo la cena per i ragazzi. Poi una doccia veloce. Mi sto truccando quando chiama mio figlio, quello grande e mi dice che sta a cena e a dormire da un amico. Poi chiama mio marito e mi informa che il suo capo ha indetto una riunione straordinaria e che farà tardi.

Ma tanto non è un problema, vero?”, non lo chiede, lo dà per scontato, “A mangiare la pizza ci andiamo un’altra volta”.

Riattacco e ripenso alla troiona dell’ufficio statistica che fotocopia il manuale del Kamasutra e mi domando se ce n’è una anche nell’ufficio dove lavora mio marito, se devo cominciare a preoccuparmi di rimanere sola con due figli come è capitato alla cassiera dell’Iper che una sera torna a casa e trova il marito sulla porta con la valigia in mano. Con l’abito bello, mezza truccata mi siedo al tavolo di cucina davanti alla cena che si fredda. Prendo il cellulare e chiamo mio figlio, il piccolo. Sono pronta a dirgliene quattro per quel suo brutto vizio di non avvertire quando fa tardi. Va e viene come se la casa fosse un albergo. Il suo cellulare squilla a vuoto, ma lui non risponde. Mi domando dove sia. La sirena di un’autoambulanza che si avvicina mi fa accapponare la pelle e mi alzo di scatto, vado alla finestra e guardo giù, in strada. Anche mia madre stava telefonando a papà, per dirgliene quattro perché era in ritardo e la cena si freddava, ma allora al cellulare aveva risposto una voce sconosciuta per dirle che c’era stato un incidente… Accendo la radio e una voce femminile, trillante e gioiosa sta parlando di pensiero positivo. Ecco, adesso la giornata è al completo: dopo la Troiona del Kamasutra, la sensitiva olistica che invita all’amore universale. Con quello che succede in giro!

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