COMPRENSIONE (8)_Elda Cortinovis

Marco stava seduto da tre ore ai piedi della finestra e dondolava continuamente avanti e indietro. Ogni tanto alzava la testa e fissava un punto nel vuoto, per poi tornare ad oscillare come un’altalena in balia del vento.
Sua madre lo osservava preoccupata, ogni tanto gli si avvicinava e prendendolo per le spalle cercava di bloccarne il movimento ossessivo e di attirare su di sé il suo sguardo. Marco non sembrava riconoscerla, perso e indifferente a ciò che lo circondava.
Non sapendo come affrontare la situazione, la madre chiamò la psicologa che lo aveva in cura per chiedere un po’ d’aiuto, giusto quel che bastava per fermarlo e per farlo “tornare” lì con lei.
Seguendo le istruzioni gli parlò ad alta voce, guardandolo fisso negli occhi gli sollevò amorevolmente il viso, ciondoloni fino all’attimo prima.
Le ombre si allungavano e la luce, dalla finestra, filtrava ormai dorata; erano trascorse parecchie ore e ancora Marco non dava alcun cenno di presenza.
La madre affranta ed esausta prese nuovamente il telefono e con toni accesi pretese di parlare nuovamente con la psicologa. Era un caso urgente, non il lamento di una mamma esagerata.
La psicologa diede altre istruzioni. La madre eseguì di nuovo tutto con precisione. Prese Marco da sotto le ascelle e lo sollevò. Lui sgusciò dalle sue mani per cadere pesantemente a terra ed ancorarsi al pavimento con entrambi i palmi. Non sapeva più cosa fare, non riusciva a sollevarlo e neppure a staccare quelle mani che sembravano appiccicate al suolo come ventose.
Marco iniziò ad urlare, sovrapponendo a suoni gutturali, vocali estesissime. La madre si tappò le orecchie; quel lamento era lancinante, colmo di dolore e disperazione. Non poteva sopportarlo. Si allontanò, timorosa di essere lei la causa di ciò che stava accadendo. Prese il telefono e chiamò il marito. Doveva rientrare immediatamente e affrontare con lei questa situazione insostenibile. Angelo la rassicurò: ci avrebbe provato lui.

Erano anni che con pazienza Angelo seguiva il figlio in questa terribile malattia ed ogni volta, senza lasciarsi scoraggiare, lo riprendeva e lo riportava nel mondo, quello “giusto”. Marco era fragile, la sindrome che si era manifestato a due anni, lo aveva indebolito anche fisicamente.
Angelo non avrebbe mai potuto dimenticare la loro prima vacanza.
La partenza era stata più facile del previsto, ma all’arrivo all’albergo Marco iniziò a dare segni di inquietudine fino a non riuscire più a stare fermo neppure un istante. La sera in camera iniziò ad urlare talmente forte e senza pause, che dovettero rifare le valige e tornare a casa.
Quella fu l’ultima volta che organizzò una vacanza. Fu in quella occasione che capì realmente la gravità della malattia di Marco e decise di aiutarlo se non a guarire completamente, almeno a convivere con essa in modo dignitoso. Per farlo non bastava assisterlo, doveva comprendere anche la realtà in cui lui si rintanava. Per questo più volte si era immaginato che cosa potesse provare Marco, come vedesse ciò che lo circondava, come fosse fatto il suo mondo parallelo.
Lo immaginava avviluppato in una grossa bolla, attraverso la quale tutto ciò che vedeva appariva deformato. All’interno s’immaginava il gelo, visto che ad ogni contatto umano Marco si ritraeva rabbrividendo.
Lo sentiva disperatamente solo, in attesa di qualcuno o qualcosa capace di rompere la sua bolla.

Anche questa volta non si perse d’animo, uscì dall’ufficio deciso a trovare una nuova via di comunicazione con suo figlio.
Entrò a casa e lasciò libero un cucciolo di labrador che iniziò a scodinzolare intorno a Marco, istigandolo a giocare con lui, come solo i cani sanno fare. Marco continuava a dondolare, poi si bloccò per interminabili attimi ed infine allungò le mani e prese al volo il cagnolino saltellante.
La madre strinse forte la mano di Angelo, un brivido le percorse la schiena e un flebile sorriso le comparve sul volto. Angelo la guardò soddisfatto; non potevano cantare vittoria, ma sapevano entrambi di aver aperto una piccola breccia in quella bolla che lo separava da loro.

 

ccCircolo Scrittori Instabili di Circolo Scrittori Instabili è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.

COMPRENSIONE (7)_Barbara Favaro

Lo stanzino era stretto e lungo, da un lato una scrivania con il pc sempre acceso, dall’altro un bagno piccolo, ma funzionale. Nel corridoio un armadio di legno, fatto su misura, addossato alla parete, quelli con mille cassetti e probabilmente cento anni di servizio. Ormai avevano preso l’abitudine di gonfiare il letto di gomma e stendersi lì, in quegli attimi di pace, sospesi nel tempo, che si concedevano una volta ogni quindici o venti giorni. Nascosti dal mondo, nascosti alle loro vite pubbliche, nascosti forse anche a loro stessi, o almeno a quella parte che non voleva arrendersi e sognava ostinata un’altra vita. Era iniziata come tante storie moderne, dal monitor si passa al contatto di pelle e hai una scossa, come se ci fosse uno scollamento e ti ritrovassi risucchiato da quel virtuale che è un po’ gioco e un po’ dolore. Non lo capisci bene perché non c’è molto tempo per capire, devi scegliere se esserci o non esserci e fatalmente il tuo esserci ti rende schiavo.
In segreto parole che ripetono le note del per sempre, e in pubblico la maschera di un benessere che della plastica ha l’odore e la resistenza.
Avevano fatto l’amore, perché era amore e lo sapevano entrambi, e si erano ritrovati stesi uno sopra l’altra a sussurrarsi cose senza senso che li faceva sorridere, finalmente. Lo squillo del telefono del negozio li fece trasalire.
“E’ lei”, specificò mentre si alzava e la lasciava nuda e raggelata, pronta a scappare.
“Ciao, dimmi”, sentì la sua voce farsi sicura, senza tentennamenti, forse per l’abitudine alla menzogna o forse per istinto di conservazione, “sto aspettando di iniziare la seconda partita, sì… sono passato di livello e appena finiscono gli altri vedo con chi mi devo scontrare… “.
Aveva sempre pensato che quel dannato gioco di guerra fosse un modo per rincoglionirsi, tra spari e agguati e morti in pixel, e che alla sua età avrebbe dovuto rendersi conto che i riflessi dei ragazzini non hanno rivali. Ma lui vinceva, era addirittura diventato il loro punto di riferimento, il più anziano, quello con più esperienza. Quindi se l’era messa da parte e si era detta che con quel maledetto gioco evidentemente si manteneva arzillo. Infatti, non dimostrava affatto la sua età, non aveva fatto fatica a innamorarsi di lui anche per il suo aspetto da ragazzo fascinoso e sornione. Ora quel gioco maledetto stava salvando la pelle a entrambi, la moglie se la beveva in serenità, forse perché così le conveniva, andare a fondo con certi sospetti significa essere pronti ad affrontare la verità. Era scomoda quella verità, sia per lui che per lei, che da anni non dividevano neppure lo stesso letto. No, non poteva esserne certa, ma lo amava e gli credeva.
Cos’altro avrebbe potuto fare?
Lui riattaccò, e con un sospiro annunciò: “Tutto a posto”.
Ritornò su di lei per abbracciarla, baciandole la schiena salì di nuovo la voglia e lo spiacevole siparietto era già dimenticato. Lei si girò per guardarlo, avrebbe voluto portarlo via, via dalla sua vita per farlo entrare in un mondo diverso, senza bugie almeno.
“Cosa c’è?”, le chiese sottovoce. Lei scosse la testa impercettibilmente, avrebbe voluto saper mentire come sapeva fare lui, e si rese conto che anche lei preferiva credergli piuttosto che affrontare la verità.
“Ti prego non lasciarmi”, si sentì implorare come una mendicante di poco valore. Lui la baciò senza rispondere. Lui la baciò per non risponderle, e lei comprese.

 

ccCircolo Scrittori Instabili di Circolo Scrittori Instabili è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.

COMPRENSIONE (6)_Giovanni Zambiasi

Come al solito si era alzato presto, un bacio e via. I pensieri già correvano veloci, tutti gli impegni e i doveri della giornata lo attendevano pazienti: uno dopo l’altro sarebbero stati presi in considerazione. Le sensazioni e il piacere della notte ancora si mescolavano all’aria fresca che entrando dal finestrino della macchina lo spettinava. Pensava a Simonetta che probabilmente ancora a letto, nuda, lo stava aspettando… anche se era appena partito.
Ancora una volta la voglia di fuggire e restare solo, libero, annullava la dolcezza di quella donna innamorata che da giorni scommetteva il suo corpo seguendo il sogno e l’illusione di un amore perfetto.
L’apparire di quel desiderio di fuga era la prova che tutto stava finendo, che presto avrebbe iniziato a mentire, a inventare scuse per non incontrarla, a correre da lei solo per cancellare il senso di colpa per la sofferenza che stava provocando.
Come un documentario visto decine di volte ne conosceva ogni singolo fotogramma.
La capacità di percepire di essere desiderato gli permetteva di andare a colpo sicuro, non aveva mai sbagliato da quando lo aveva scoperto. Aveva trasformato la sua vita in un vortice di piacere e amore, decine di donne, una dopo l’altra, avevano condiviso il suo tempo offrendo la parte migliore del loro essere innamorate e ricevendo in cambio il sogno di essere ritenute uniche. Poi l’incubo dell’abbandono.
I pensieri rallentavano la sua guida, era in ritardo e aveva dimenticato di comprare il pane, avrebbe lavorato in montagna e doveva portarlo per il gruppo di tagliaboschi.
Il fornaio era a due passi: freccia, parcheggio, tre kg di pane e si riparte. Mette la retromarcia e un rumore di lamiera precede di un istante il blocco della macchina. Non aveva notato l’automobile che già uscita dal parcheggio stava passando dietro di lui.
Scendono insieme controllando i danni, entrambi hanno fretta di ripartire. Si scambiano i numeri di telefono, appuntamento la sera stessa per compilare il modello di costatazione amichevole, una scocciatura che si mescola alla fretta di entrambi di rivedersi. Lei riparte e sparisce nella direzione opposta alla sua.
Tutto era durato pochi minuti e lui sapeva già che la giornata sarebbe passata veloce, quella stessa sera avrebbe ancora una volta scommesso puntando sul suo istinto.
Si era offerto di andare a casa sua, una gentilezza premeditata, il primo passo di un rituale collaudato, e lei aveva accettato, segno di una cattura imminente. Il sole basso del tramonto non gli impediva di guidare veloce distratto dall’unico dovere di annullare la cena con la compagna degli ultimi mesi, sarebbe bastata una scusa, ne conosceva tante. Il segreto era di chiamare all’ultimo minuto, lamentarsi per l’imprevisto incredibile e recitare la parte della vittima per mimetizzare il reale carnefice, funzionava sempre.
Il cancello aperto, nel parcheggio privato la macchina con i segni dell’impatto erano la conferma che il posto era quello giusto. Ben visibile, nel giardino pieno di colori, il gazebo dove lei lo aspetta: gli viene incontro a piedi scalzi invitandolo a sedere con lei sul comodo divano. Lo spritz arancio pronto sul tavolino di bambù s’intona con il copricostume trasparente.
La suoneria dell’sms lo riporta alla realtà. Lei ha fretta e lui deve correre a portare il pane, le macchine sono danneggiate, la comprensione di quello che sta per accadere è chiara, ma per la prima volta il suo cuore non è in sintonia con il suo corpo. Per la prima volta capisce che l’obiettivo della sua frenetica ricerca va al di là della conquista, la comprensione diventa in un attimo immagine e il suo disperato bisogno d’amore cancella la paura di soffrire.
Lascia il numero di targa e i dati dell’assicurazione alla tipa che, infastidita, si ritrae immediatamente. In montagna si potranno arrangiare per una volta, pensa leggendo il messaggio appena arrivato. Cambia direzione, non è troppo tardi e di sicuro Simonetta lo aspetta ancora. “Ti amo”. “ Sto tornando…e non andrò più via”. Il giorno che poteva passare veloce, diventa eterno.

 

 

ccCircolo Scrittori Instabili di Circolo Scrittori Instabili è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.

COMPRENSIONE (5)_Laura Giardina

“Posso sedermi accanto a lei?”, gli chiese il vicino di letto. Marco non aveva molta voglia di fare conversazione, era ancora dolorante dall’operazione e con le cannule di drenaggio inserite non aveva possibilità di movimento, era obbligato a stare disteso sulla schiena.
Gli fece un cenno leggero col capo e l’uomo si sedette vicino al suo letto.
“Ciao sono Giovanni, sono qui da un po’ di tempo e il mio letto è quello vicino alla finestra.”
Man mano che la conversazione prendeva a fluire, Marco apprezzava sempre di più i modi garbati e la presenza discreta con i quali il suo interlocutore si poneva in relazione. Era un piacere conversare con lui, giorno dopo giorno scoprirono di avere molte cose in comune. Dalla finestra, che dava sul parco, Giovanni descriveva per lui, nei minimi particolari tutto quello che accadeva là fuori, Marco chiudendo gli occhi riusciva a tradurre in immagini e sensazioni quelle parole, per lui Giovanni era diventato oramai l’estensione dei suoi occhi. Le infermiere sorridenti, erano anche loro complici di quelle conversazioni tanto da chiedere ogni volta: “E oggi dove siete stati?”.
Sapeva raccontare dei colori dei fiori, persino dei profumi, della forma delle foglie, delle anatre, dell’eleganza dei cigni nel laghetto, delle persone innamorate che passavano abbracciate, dei bambini che correvano gioiosi, degli anziani che giocavano a carte o parlavano tra di loro. All’inizio dell’estate si svolse una gara di aquiloni, anche quella gliela descrisse nei minimi particolari, e Marco ne fu coinvolto e sopraffatto tanto da sentirsi trasportare, come in un sogno, in alto, sospeso nel vento, nel cielo, nei colori. Quei racconti pomeridiani rendevano il suo mondo più bello, animato da tutte le attività del vivere esterno, dimenticando per quello spazio di tempo la sua condizione di immobilità.
Una mattina, l’infermiera di turno non riuscì a svegliare Giovanni, durante la notte, nel sonno, se n’era andato, in punta di piedi, in linea con il suo essere discreto. Marco cadde in una profonda afflizione, l’infermiera pensò di spostare il suo letto vicino alla finestra, per farlo stare vicino alla luce del sole che, ne era sicura, lo avrebbe aiutato a sollevare l’umore. Lentamente e con molto dolore riuscì a spostare il peso su un gomito e tirarsi su, guardò attraverso la finestra, incredulo e stupefatto aldilà di essa non vide altro che un muro bianco. Disse all’infermiera di non capire perché il suo compagno di stanza avesse descritto cose che erano impossibili da vedere, l’infermiera si avvicinò e accarezzandogli una mano rispose che anche se non ci fosse stato il muro, Giovanni non le avrebbe potute ugualmente vedere perché era cieco.

 

ccCircolo Scrittori Instabili di Circolo Scrittori Instabili è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.

COMPRENSIONE (4)_Giorgio Matteotti

Carmen e Alfredo convivevano ormai da quindici anni. La fatidica soglia dei sette anni, che di solito si manifesta subdolamente sotto forma di crisi lenta oppure, più comunemente, si estrinseca con una esplosione improvvisa, era passata da un pezzo e il ménage familiare si barcamenava stancamente, ma senza scosse dilanianti nel rapporto ormai consolidato tra i due.
Lui aveva un buon posto nell’amministrazione del Comune dove risiedevano e lei era impiegata alla A.S.L. locale in qualità di dirigente. Di figli neanche l’ombra. Li avevano cercati con caparbietà per anni, ma senza risultati e poi si erano messi il cuore in pace, stanchi e fiaccati nell’animo. Non ne avevano più nemmeno parlato, nascondendo le rispettive disillusioni dietro il paravento del silenzio, consci che il problema non aveva soluzione e che un’eventuale ricorso a figli adottivi non era nelle corde di entrambi. Così gli anni passavano e l’arida vita di coppia senza progenie si prosciugava sempre più, senza che nessuno dei due se ne rendesse conto.
A nulla valevano nuove conoscenze o addirittura nuove amicizie: erano tutti palliativi che, invece di curare la loro malattia (perché di questo si trattava ormai) rappresentavano solo un placebo, non una cura radicale e definitiva.
Era fatale che questa situazione lentamente, ma inesorabilmente, si avviasse a creare dapprima incomunicabilità, quindi malintesi e dissapori fra i due.
Non c’era alcuna intenzione di litigio da parte di entrambi, ma in questi casi gli avvenimenti sovrastano scelte e decisioni degli umani, prendendo la mano a tutti e provocando sconquassi soprattutto nella sfera dei sentimenti.
Fu così che la vita di Carmen e di Alfredo subì quello che si chiama nel migliore dei casi un cambiamento. Fu una modifica lenta, quasi impercettibile all’inizio, ma in capo a pochi mesi non dico che fosse giunta una frattura tra i due, ma poco ci mancò. Complice ci si mise anche, in anticipo sulle previsioni, la menopausa di Carmen. Com’è risaputo, il climaterio può variare nella donna la carica ormonale, provocando un’attenuazione del desiderio sessuale nei confronti del partner. Questo fatto avvenne in Carmen a sua insaputa, provocando una sua temporanea freddezza verso Alfredo. Dobbiamo, però, dire che le risorse interiori e automatiche delle donne sono infinite, specialmente quando si tratta di mettere al sicuro il proprio amore. Fortunatamente, in quel frangente giocò molto il carattere di Alfredo che, unito al suo affetto profondo verso Carmen ovviò a ogni inconveniente e fece sì che la comprensione verso la compagna fosse più forte della tempesta ormonale scatenatasi nella donna del suo cuore.
Tutta la vicenda avvenne senza contraccolpi e senza che la coppia, rodata ormai da tempo, se ne rendesse conto.
E ora c’è una novità! Non ditela a nessuno, perché mi hanno fatto giurare di non parlarne con anima viva. I protagonisti di questa storia hanno deciso, dopo tanti anni, di regolarizzare la loro unione. Ci sarà presto un matrimonio e io sono stato scelto come testimone di nozze della sposa.

 

ccCircolo Scrittori Instabili di Circolo Scrittori Instabili è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.

COMPRENSIONE (3)_Franco Pelizzari

NOTA del CIRCOLO SCRITTORI INSTABILI

Questo è sempre stato lo spazio di Franco dall’inizio della nostra avventura insieme. Ora Franco sta combattendo una battaglia importante, la più importante di tutte, pertanto questo suo spazio resterà qui in attesa di essere riempito fino a che Franco non si sarà rimesso in forze per continuare a scrivere e a dar voce alle storie che abitano il suo cuore. Noi aspetteremo il suo ritorno con pazienza, con speranza, con tanta nostalgia della sua energia e il suo grande amore per tutto quello che la scrittura abbraccia. Ci manca molto la tua voce, Socio, hai dimostrato di essere il più INSTABILE di tutti noi sciammannati, quindi hai vinto… ma ora, ora persevera e dacci dentro che abbiamo bisogno di te.

Barbara, Laura, Rossana, Mara, Giovanni, Luca, Elda, Giorgio.

COMPRENSIONE (2)_Mara Fracella

William aggiunge un po’ di vino bianco al riso, lascia evaporare e poi lo ricopre con del brodo caldo. Guarda l’ora, per quando lei arriverà sarà tutto pronto.
Le cose fra loro non vanno bene, non una volta sola ha pensato di lasciarla. Lei rappresenta esattamente quello che lui non vuole dalle persone, dalla vita stessa.
Sorride ricordando il loro primo “scontro”, l’incontro rumoroso dei loro corpi.

Entrambi in ritardo, si mossero in fretta ognuno diretto alla propria postazione e bam botta e ruzzolone. Prontamente in piedi raccolse il materiale sparso:
– Le chiedo scusa, si è fatta male? Ecco tenga, credo di aver ritrovato tutto quanto era nella valigetta – terminò porgendole la mano per aiutarla a rialzarsi, ma in quel momento si accorse che lei aveva sul viso il suo telo. Delicatamente lo levò incontrando un’espressione spaventata.
– Tutto bene? Sono William. Mi dispiace per l’accaduto ero distratto – di nuovo le porse la mano per aiutarla tenendo con l’altra il telo.
Lo sguardo le scivolò dal suo volto al torace fino al pube e di colpo girò la testa di lato:
– Lei è nudo – sussurrò.
– Ah, vero. Ecco ora non lo sono più – William avvolse il tessuto intorno ai fianchi e distese il braccio. Finalmente lei afferrò la mano e si alzò.
– Piacere Catterina, con doppia t, e lei credo che sia … il mio nudo.
Entrambi scoppiarono in una risata e finalmente ognuno prese posto: Catterina dietro il cavalletto e William al centro della stanza, assumendo una posizione statuaria, ma comoda, da mantenere per i successivi venti minuti.
Durante le pause di posa un che di magnetico li attraeva l’uno verso l’altra e fu naturale incontrarsi ancora. William era affascinato dai suoi disegni, che reinterpretavano la quotidianità, racconti spogli di fisicità. Innamorato di lei e della sua arte, una cosa sola. Nel tempo, però, fu proprio quest’aspetto a non farlo sentire accettato per quello che era: un naturista. La sua Catterina, quella che gli aveva fatto conoscere un’altra dimensione dell’essere nudo, non accettava lui e il suo passato; fin da bambino aveva desiderato sentirsi libero da ogni cosa, nudo nell’anima e nel corpo solo e in mezzo agli altri, alla natura, sentire il vento che gli trapassava la pelle gli dava sensazioni di gioia e piacere.
Si commosse davanti a lei quando raccontò il suo stupore una volta divenuto adulto, che quell’istinto non era solo suo, ma rappresentava lo stile di vita del naturismo. Catterina lo guardava senza capire appieno che un suo cambiamento equivaleva per lui a una castrazione, la natura di ciò che si è non è modificabile.
Anche William aveva provato a introdurla nel mondo dei naturisti, rinunciando in seguito quando aveva capito che Catterina da una parte diceva che le piaceva e dall’altra si smentiva non accettando di denudarsi completamente. Si stavano allontanando. William era se stesso quando, nudo nell’anima e nel corpo, comunicava la propria nudità anche agli altri, condividendola. Era terapeutico, sentiva che la sua energia si liberava e scorreva senza blocchi, acquisendo un potenziale illimitato.

William bagna lo zafferano con il brodo, fa scivolare lentamente l’oro giallo sulla superficie del riso ormai pronto, mescola delicatamente e spolvera la pietanza con del parmigiano. Apre una bottiglia di vino bianco leggero, e mentre ne annusa l’estremità, suona il citofono.
– Sono io – i suoi passi riecheggiano nel vano delle scale, apre la porta d’ingresso. Si sorridono.
– Togliti il soprabito, la cena è pronta – Caterina si dirige verso l’attaccapanni sfilandosi l’indumento mentre lui l’aiuta per appenderlo.
– Sei nuda!
Lei lo guarda sorridendo:
– Sbrigati che si fredda.
– Namastè Catterina.
– Namastè William.

 

ccCircolo Scrittori Instabili di Circolo Scrittori Instabili è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.