Nuovi Scrittori Instabili in arrivo!

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La famiglia cresce, le Storie si moltiplicano… lo avete notato?

Nelle prossime settimane sarete accompagnati dai racconti frutto dei laboratori di NEVERLANDstorie degli ultimi mesi, in poche parole vi apprestate ad entrare in contatto con il mondo narrativo di quattro nuovi Scrittori Instabili, ovvero: Marcello Rizza, Jlenia adain Rodolfi, Raffaella Tavernini e Alessandro Tondini.

Questa è la foto del Reading di fine corso ospitato dalla Casa Cultura di Soiano del Lago , trovate da sn: Gianluigi Bergognini, Francesca Garioni, Silvia Visini  (Voci di Pandora, le Storie del Vaso che ci accompagnano e danno nuova vita alle storie del Circolo Scrittori Instabili), Rossana Mazza, Letizia Lancini, Bruno Barcellan, Patrizia Rossini, Raffaella Tavernini, Alessandro Tondini, Jlenia adain Rodolfi, Marcello Rizza, io.

CircoloScrittoriInstabili+PandoraleStoriedelVaso

Vi assicuro che queste Storie non vi lasceranno indifferenti, ma per esserne sicuri non vi resta che leggerle ogni mercoledì qui sul nostro blog.

Buona estate a tutti!

Barbara Favaro

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ASI SE BAILA EL TANGO

TANGO

Una lezione indimenticabile dello scorso anno nel laboratorio di narrazione NEVERLANDstorie è stata dedicata al Tango. Se volete saperne di più questa è il post dove racconto l’essenza della serata: Un abbraccio di penna e tango (percorso esperienziale).

Scopo di questa esperienza era, ovviamente, scriverne una storia. Nelle prossime settimane leggerete i racconti scaturiti dall’immaginazione di: Bruno Barcellan, Gianluigi Bergognini, Maria Chiaramonte, Elda Cortinovis, Rossana Mazza,  Aldo Quagliotti, Patrizia Rossini (non in quest’ordine quindi restate sintonizzati).

Porque asi se baila el tango!

Barbara Favaro

 

Il nuovo che inizia!

writing is the painting of the voice
Immagine catturata nel sito Lulu.com

Inizia ufficialmente un nuovo anno di Storie firmato: Circolo Scrittori Instabili.

Il progetto è nato nel 2014, come conseguenza dei laboratori di narrazione NEVERLANDstorie curati dalla sottoscritta, Barbara Favaro.

Nel 2015 il lavoro di scrittura del C.S.I. era focalizzato su tematiche mensili scelte ad hoc, come sapete bene (se siete nostri lettori abituali) o come potete rendervi conto in presa diretta se siete capitati qui per la prima volta, dando un’occhiata al nostro blog (vi ricordo che cliccando qui potete acquistare una copia del nostro libro “Impronte”).

Nuovi allievi hanno terminato il percorso previsto per il primo anno di scrittura, impegnandosi in esercizi che, di volta in volta, focalizzavano l’attenzione su una o l’altra problematica narrativa che si intendeva affrontare. Molti di questi esercizi sono andati a buon fine, superando di gran lunga le mie aspettative.

Ho scelto di pubblicare questi racconti durante i prossimi mesi; avrete modo di leggere ancora gli Scrittori Instabili che già hanno pubblicato qui nel blog e nuovi Scrittori Instabili che proprio qui debutteranno.
Sono certa che troverete pagine capaci di toccarvi, almeno quanto hanno toccato me.

Augurandovi buona lettura, voglio ringraziarvi a nome del Circolo Scrittori Instabili al gran completo, per il tempo e l’attenzione che vorrete dedicarci.

Barbara Favaro

 

 

Pessoa

Una serata indimenticabile!

Come promesso, vi abbiamo preparato un video-ricordo della presentazione di Bergamo, ospiti dello Studio Vanna Casati. E’ stato un piacere enorme condividere la nostra avventura con i presenti che ci hanno donato la loro attenzione e il loro apprezzamento. Un grazie di cuore da tutti noi!

Circolo Scrittori Instabili

Video di Laura Giardina  – Foto di Mara Fracella e Luca Bonini

 

Foto di Riccardo Sangalli che ringraziamo di cuore per la disponibilità e la capacità di cogliere gli istanti in tutta la loro Bellezza.

Una splendida realtà!

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(da sn) Elda Cortinovis, Barbara Favaro, Luca Bonini, Laura Giardina, Rossana Mazza, Mara Fracella, Franco Pelizzari, Giovanni Zambiasi, Giorgio Matteotti – foto di Elisabetta Belletti

Immaginare di realizzare un’impresa come questa è stato facile. Realizzarla non è stato facile, ma è stato inevitabile. La fortuna dalla nostra ha fatto in modo che si arrivasse alla pubblicazione (vera!) della nostra raccolta di racconti senza dover combattere, senza dover convincere un editore a darci retta. Tutto è successo con una naturalezza che ha del soprannaturale. Una festa, una vera festa.

Ecco perché la prima presentazione di “IMPRONTE” è stata un miscuglio di elementi: storie, note, voci. Lo è stata perché voleva essere una celebrazione di un progetto portato a buon fine grazie alla partecipazione di tutti.

Il Circolo Scrittori Instabili, pertanto, vuole ringraziare tutti quelli che si sono uniti alla nostra festa e che ci hanno dimostrato autentico apprezzamento per ciò a cui hanno assistito.

Questo è il video [le riprese sono di VerdeBlu Garda TV, grazie a Paolo e Angela], per chi non fosse riuscito a raggiungerci, e nei prossimi mesi ci saranno altre occasione in cui presenteremo “Impronte” pertanto vi terremo aggiornati.

Ora, però, se volete avere tra le mani la nostra raccolta di racconti (scelti) impreziositi dai disegni di Silva Cavalli Felci… allora cliccate la foto qui sotto e ordinatelo su IBS!

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Noi vogliamo ringraziare in particolar modo: Casa Cultura di Soiano del Lago per averci dato ospitalità, i Musica Cruda per essere stati parte di InstabilMente-contaminazioni d’Arte con la loro esibizione, Aligi Colombi che ci ha accompagnato con l’hang e le percussioni durante le letture, Giovanni Boscaini che ha permesso che il suono (fondamentale) fosse tecnicamente perfetto.

Ringraziamo gli attori  di Pandora, le Storie del Vaso che hanno dato voce alle nostre storie facendo emozionare anche noi: Elisabetta Belletti, Gianluigi Bergognini, Francesca Garioni e Silvia Visini.

Grazie alla Scuderia Castello e alle Cantine Scolari per averci offerto ottimo cibo e ottimo vino, il che ha riscaldato i cuori di tutti nel gran finale.

E, soprattutto, grazie a Silva Cavalli Felci per la sua Arte e alla Lubrina Editore per aver creduto in questa pubblicazione realizzando un sogno che ci sembrava irraggiungibile!

Grazie a tutti quelli che vorranno leggerci ancora e se volete lasciare il vostro commento qui sul blog sappiate che siete i benvenuti.

A presto!

Circolo Scrittori Instabili

 

Eccovi una parziale photo-gallery by Elisabetta Belletti (grazie Betta!):

 

 

 

CONCLUSIONE (7) _ Barbara Favaro

Aveva chiuso la porta dello studio del Dott. Chiavini, il ginecologo, da oltre dieci minuti. Si era riseduta sulla comoda poltroncina per aspettare che la visita alla zia fosse conclusa. Non era stata una buona idea, lo sapeva, ma non era stata una sua idea. Fosse stato per lei gliel’avrebbe risparmiata, aveva ottant’anni quella donna e non era il caso di causarle traumi. Il suo medico, però, non aveva sentito ragioni:
“Per essere sicuri che non si tratti di tumore c’è bisogno di una serie di visite specialistiche e di esami”, aveva sentenziato.
La zia non stava bene, questo era evidente, ma non era mai stata bene negli ultimi vent’anni, e tutti si erano abituati alle sue lamentele. Anche quando si lasciava andare a drammatiche rappresentazioni, con maledizioni scagliate a destra e a manca, nessuno faceva una piega.
“Zia Amelia, abbiamo capito, ora mangia tutto che poi ci prepariamo per andare a letto.”
“Crepa”, rispondeva Amelia.
Non sopportava il fatto di essere diventata vecchia. Le palpebre cadenti erano state la tragedia portante di quegli ultimi anni:
“Non ci vedo più!”, urlava tirandosi su la pelle cascante puntando gli indici sopra i bulbi e alzando ridicolmente le sopracciglia.
Voleva farsi una di quelle operazioni chirurgiche delle dive:
“Lo ha fatto la Sofia Loren, posso farlo anch’io!”
Il medico, di volta in volta, cercava di dissuaderla con tecniche diverse. Le aveva provate tutte, dall’indifferenza alla strigliata, ma quando Amelia decideva di rompere le scatole era inarrestabile. Quando Amelia decideva che doveva frantumarti i nervi era imbattibile. Quando Amelia decideva che doveva dirti sul muso quello che pensava era implacabile:
“Quella puttana della Franca andava in giro con le sottane sempre alzate, l’ho vista io!”, sbottava tra una cucchiaiata di brodo e l’altra.
“Dai, zia, sono passati cinquant’anni, forse non ti ricordi bene”, la blandiva la nipote.
“Va’ al diavolo! Io mi ricordo di tutto!”, e sbatteva il cucchiaio nel piatto facendo saltare la pastina sulla tovaglia, cosa che alla nipote dava l’effetto di un trapano sul nervo scoperto.
“Guarda che quella andava dietro a tutti. A tutti! Anche a tuo zio!”, eccolo il colpo di grazia. Suo fratello Bepo era il latin-lover del paese, se l’era fatte tutte: giovani e vecchie, zitelle, vedove e maritate. Tutti sapevano, donne e uomini (cornuti o meno che fossero) e, inspiegabilmente, nessuno di loro era mai passato al contrattacco, magari con un pugno sul grugno tra un bicchiere e l’altro. Erano tutti suoi clienti e nessuno lo aveva mai affrontato per risolvere la questione. Mai un commento fuori posto, mai un’alzata di sopracciglio. Al massimo dicevano che il suo bianco faceva schifo, ma non che il Bepo gli stava scopando la moglie. Amelia, dal canto suo, aveva avuto delle tresche, tutte segretissime finché le sue amiche ne avevano sparlato in giro. Si ricordava di un certo Mario, poi lui era partito e zia Amelia aveva reagito prima chiudendosi in casa per giorni e poi uscendo tutte le notti d’estate con uno o l’altro alle feste di paese e rincasando al mattino. Zio Bepo l’andava a cercare, le mollava una bella sberla per farla rinsavire, lei lo mandava al diavolo e con la guancia in fiamme se ne andava a letto. Senza mai versare una lacrima. Amelia era una che non te la faceva passare liscia, aveva una memoria formidabile e il gusto della vendetta. Al momento opportuno sapeva cosa dire e come dirlo per farti cascare addosso la frana che ti meritavi, almeno secondo lei. Ce l’aveva con la Franca perché se la faceva con suo fratello e suo fratello la difendeva sempre. La Franca era l’unica a tenerle testa, era vedova e non doveva dar conto a nessuno.
“Puttana!”, la salutava Amelia appena Franca entrava nel bar.
“Puttana tu!”, ribatteva senza scomporsi la Franca ammiccando in direzione del bancone dove il Bepo le stava già preparando il Fernet liscio da far sparire in un paio di sorsi, mentre la sigaretta Stop-senza filtro si consumava tra le sue dita di sarta.
La porta dello studio si aprì e il Dott. Chiavini anziché farla entrare uscì prendendola per un gomito con una certa foga.
“Dottore, cosa succede?”
“Sua zia si sta rivestendo, ma me lo poteva dire per Dio!”, Chiavini era furioso.
“Dirle cosa?”
“Che è vergine!”
Aprì bocca e poi la richiuse senza emettere suono. Guardò la zia che si stava risedendo alzandosi le palpebre con le dita. Guardò il dottore. Riguardò la zia:
“Vergine.”
E non sapeva se ridere o se piangere.

 

 

 

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CONQUISTA (7) _ Barbara Favaro

L’aveva occupata come fosse stata un appartamento, un’occupazione abusiva. Si era introdotto nella sua notte, spaccando il vetro della finestra sul retro. Senza chiedere permesso e senza curarsi degli effetti collaterali. Tanto non erano i suoi.
Certo, lei glielo aveva lasciato fare. Era sovrappensiero. Di nuovo.
Kate lo stava fissando da dieci minuti, Colin era impegnato a sistemare la porticina della gabbia di Mickey, il criceto dai muscoli portentosi. Riusciva a crearsi un varco tra le sbarre afferrandole con le manine. Sì, piccole manine affannate. Kate se lo teneva stretto con la voglia di stritolarlo un po’, aveva di nuovo rosicchiato i fili delle casse e non c’era verso di farlo desistere. Mickey squittì infastidito.
“Lascialo andare, tanto non scappa”, disse Colin buttandole un’occhiata quasi casuale, era sicuro che la sua donna odiasse il suo criceto.
“Se si attacca di nuovo alle mie casse lo schiaccio senza pietà”, ribatté secca, spostando prontamente il pollice prima che Mickey glielo timbrasse con i lunghi incisivi.
Era evidente che i due non si piacevano.
Ogni tanto Colin sospettava che neppure lui piacesse alla sua donna. Kate era di poche parole, il che non era male, le parole delle donne spesso stordiscono. Kate era una brava cuoca, ben disposta a farlo, era il suo pregio. Fosse stata come sua madre non si sarebbe convinto a trasferirsi lì.
Kate continuava a fissarlo. Stava cercando di capire come aveva fatto. Da giorni sistemava il ricordo di quell’incontro e per quanto ci provasse c’erano dei vuoti inconcepibili. S’era svegliata al mattino e se l’era trovato lì nel suo letto. Punto.
E da quel punto in avanti era sempre rimasto lì. Dopo due giorni di sesso no-stop lo aveva costretto a farsi una doccia, obbligo di routine altrimenti Colin non ci avrebbe mai pensato. E poi lo aveva costretto ad andare a prendersi dei vestiti e della biancheria a casa. Preferiva fosse pulito se proprio aveva deciso di restare lì con lei.
Erano trascorsi tre anni. E c’erano Mickey e i calzini sporchi sparsi per casa. C’erano i suoi dischi su cui lui ci appoggiava la bottiglia di birra appena lei voltava le spalle. C’era il suo letto, mai rifatto per bene, con lui sopra o dentro, mai più solo suo. C’era quel sentirsi depredata, invasa, calpestata.
Colin alzò lo sguardo trionfante: “Fatto!”.
Kate si precipitò a consegnargli il topo peloso. Lei avrebbe voluto un gatto. Un norvegese, un norvegese col senso spiccato del territorio. Un maschio con artigli affilati, il gusto per la caccia. Mickey vedendo avvicinarsi la gabbia cercò di divincolarsi. Kate lo lanciò verso Colin che lo prese al volo, senza riuscire a schivare un morso. Questo lo fece ridere, adorava quello scriccioletto ribelle. Mickey ritornò dietro le sbarre. Vi si attaccò con le manine e fece forza per aprirle di nuovo, sotto i loro occhi. Il fil di ferro attorcigliato era fissato bene, ci sarebbero volute alcune notti di denti affilati per averne la meglio. Mickey aveva pazienza ed era un criceto costante. Per scaricare il nervoso saltò sulla ruota e pedalò a più non posso. Colin rise. Kate li guardava nauseata.
Colin ne fu colpito, quel modo di Kate lo attizzava sempre, e attirandola a sé sussurrò:
“Scommetto che è stato per questo che ti ho conquistata”.
Kate spalancò gli occhi. Conquistata?
“Cosa significa?”, chiese gelida.
“Ci so fare con gli animali”, Colin le strizzò l’occhio.
Kate si divincolò, ma lui era deciso a non lasciarla. Le mise il braccio attorno alle spalle e la strinse. Kate non fece resistenza, diede un’occhiata veloce a Mickey, e addentò più forte che poteva il braccio del conquistatore. Colin lanciò un urlo e mollò la presa.
Mickey squittì.

 

 

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