CONCLUSIONE (3) _ Franco Pelizzari

Si svegliò Pietro, d’improvviso, come se qualcuno l’avesse strattonato. Era ancora buio e quindi faticò a rendersi conto di dove fosse. La camera era la sua e questo lo rassicurò. Controllò la presenza dei due suoi fratelli, Francesco e Giovanni c’erano, ancora lì con l’unica differenza che dormivano. Mancava Chiara, ma la piccolina era nella camera dei suoi genitori e certamente dormiva, pensò con certezza Pietro.
Famiglia numerosa la sua, tre fratelli più lui, quattro figli, tanto che la mamma aveva dovuto cambiare auto e prenderla più grande per poterli trasportare tutti.
Di fatto questo aspetto non lo preoccupava, lui stava bene e giocava con tutti, meno con la sorella perché era ancora piccola, ma con gli altri sì, ci giocava e poi si faceva anche i fatti suoi, standosene abbastanza in pace e da solo tutte le volte che lo desiderava.
Ora però sentiva dentro di sé una sorta di inquietudine, come se gli mancasse qualcosa ed avesse il bisogno di andare a prendersela. Non gli capitava spesso, lui era un tipo tranquillo, anche abbastanza sognatore per perdersi a correr dietro alle sue paturnie, ma ora sentiva che qualcosa doveva cambiare, come se dovesse prepararsi ad un nuovo evento.
Passò del tempo in cui lui continuava a pensare e a non dormire, finché si aprì la porta ed entrò una figura strana, piuttosto grande e robusta, vestito di rosso e con il cappello, la barba bianca e… mio Dio, era Babbo Natale!
«Ssssst., fai piano!» disse Pietro
«Tranquillo Pietro, non si svegliano nemmeno con la dinamite» rispose Babbo Natale, che nel frattempo si era seduto sul suo letto.
Pietro si mise seduto pure lui, frastornato più che impaurito. Provò a toccare la spalla di Babbo Natale e in effetti c’era, era vero, bello robusto.
Lui si voltò, guardò per bene Pietro, dritto negli occhi, e gli fece un sorriso dolcissimo, così che anche il ragazzino si mise tranquillo e lo ascoltò, per bene.
«Era da tempo che volevo venirti a trovare caro Pietro, oggi mi sono deciso e sono felice di vederti qui, bello sveglio, come se mi aspettassi. Ti chiederai il perché e te lo spiego subito.
Non ti devi preoccupare dei regali di Natale. Scrivimi tutte le letterine che vuoi, io le leggerò e poi con calma preparerò i tuoi doni, che ti arriveranno in tempo.
Lo sai che arrivo dappertutto? Vedo tutti i bambini del mondo, quelli che mi pensano e anche quelli che non lo fanno. Il problema è che quelli che non mi cercano nemmeno mi vedono, così io cerco di farmi vedere da loro, mi agito più che posso, ma non c’è verso, mi ignorano e non riescono a vedermi».
Pietro lo guardava e lo ascoltava con una tale attenzione che nemmeno si rendeva conto di dove fosse, di che ora era e che stava ascoltando Babbo Natale parlare.
«Ecco perché son venuto da te. Ero certo che tu mi vedessi e che mi ascoltassi. Vorrei che venissi con me, ti travesti da me e ti fai vedere tu dai bambini di tutto il mondo, così inizieranno anche loro a credermi, senza alcun dubbio. Sei pronto?»
«Sì» rispose Pietro senza esitare.
Si vestì in un lampo e si ritrovò fuori con Babbo Natale, sulla sua carrozza trainata dalle renne. Il freddo di dicembre non lo scalfiva, come se non lo sentisse. Così partirono come un razzo. Lui si divertiva a guardare in basso e vedere la sua casa che diventava sempre più piccola.
Arrivarono in un lampo in un paese dove i bambini avevano gli occhi a mandorla, erano tantissimi. Si ritrovò vestito da Babbo Natale a distribuire tantissimi regali, come se si materializzassero all’istante, l’uno dopo l’altro, tutti bellissimi. I bambini che non dormivano lo guardavano e sorridevano e quindi capì di essere visto. Questa certezza lo galvanizzò, tanto che i suoi movimenti diventarono sempre più veloci e in un attimo riuscì a coprire tutti gli angoli del mondo, accontentando tutti i bambini, portando con sé i loro sorrisi.
Quando arrivarono a casa sua era ancora buio. Scesero dalla carrozza e lui salutò le renne, accarezzandole una ad una. Entrarono in casa e Babbo Natale lo accompagnò. Lo aiutò a spogliarsi, gli piegò i vestiti e lo aiutò ad infilarsi nel letto.
«Hai fatto la cosa più bella del mondo caro Pietro, l’hai capito vero?»
«Sì Babbo Natale, è stato bellissimo. I bambini mi guardavano con occhi così riconoscenti che mi sono commosso. Grazie, sei un tesoro».
Babbo Natale aspettò che lui si addormentasse, si asciugò una lacrima e se ne andò, felice.

 

 

ccCircolo Scrittori Instabili di Circolo Scrittori Instabili è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.

CONQUISTA (3) _ Franco Pelizzari

 

 

 

 

 

ccCircolo Scrittori Instabili di Circolo Scrittori Instabili è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.

SAPERE (3) _ FRANCO PELIZZARI

NOTA del CIRCOLO SCRITTORI INSTABILI

Questo è sempre lo spazio di Franco e Franco ora sta bene ed è a casa. Di questo non possiamo che essere incredibilmente grati e siamo felici di dirvi che Franco sta ricominciando a scrivere pertanto il suo spazio verrà riempito presto con i nuovi racconti. Il tempo ce l’abbiamo, la voglia di rileggerti pure, aspettiamo volentieri Franco. Altroché!

Barbara, Laura, Rossana, Mara, Giovanni, Luca, Elda, Giorgio.

 

 

 

MALINCONIA (3)_FRANCO PELIZZARI

NOTA del CIRCOLO SCRITTORI INSTABILI

Questo è sempre lo spazio di Franco e Franco ora sta bene ed è a casa. Di questo non possiamo che essere incredibilmente grati e siamo felici di dirvi che Franco sta ricominciando a scrivere pertanto il suo spazio verrà riempito presto con i nuovi racconti. Il tempo ce l’abbiamo, la voglia di rileggerti pure, aspettiamo volentieri Franco. Altroché!

Barbara, Laura, Rossana, Mara, Giovanni, Luca, Elda, Giorgio.

LEGGEREZZA (3)_Franco Pelizzari

NOTA del CIRCOLO SCRITTORI INSTABILI

Questo è sempre lo spazio di Franco e Franco ora sta bene ed è a casa. Di questo non possiamo che essere incredibilmente grati e siamo felici di dirvi che Franco sta ricominciando a scrivere pertanto il suo spazio verrà riempito presto con i nuovi racconti.

Il tempo ce l’abbiamo, la voglia di rileggerti pure, aspettiamo volentieri Franco. Altroché!

Barbara, Laura, Rossana, Mara, Giovanni, Luca, Elda, Giorgio.

CONDIVISIONE (3)_Franco Pelizzari

NOTA del CIRCOLO SCRITTORI INSTABILI

Questo è sempre stato lo spazio di Franco dall’inizio della nostra avventura insieme. Ora Franco sta combattendo una battaglia importante, la più importante di tutte, pertanto questo suo spazio resterà qui in attesa di essere riempito fino a che Franco non si sarà rimesso in forze per continuare a scrivere e a dar voce alle storie che abitano il suo cuore. Noi aspetteremo il suo ritorno con pazienza, con speranza, con tanta nostalgia della sua energia e il suo grande amore per tutto quello che la scrittura abbraccia. Ci manca molto la tua voce, Socio, hai dimostrato di essere il più INSTABILE di tutti noi sciammannati, quindi hai vinto… ma ora, ora persevera e dacci dentro che abbiamo bisogno di te.

Barbara, Laura, Rossana, Mara, Giovanni, Luca, Elda, Giorgio.

COMPRENSIONE (3)_Franco Pelizzari

NOTA del CIRCOLO SCRITTORI INSTABILI

Questo è sempre stato lo spazio di Franco dall’inizio della nostra avventura insieme. Ora Franco sta combattendo una battaglia importante, la più importante di tutte, pertanto questo suo spazio resterà qui in attesa di essere riempito fino a che Franco non si sarà rimesso in forze per continuare a scrivere e a dar voce alle storie che abitano il suo cuore. Noi aspetteremo il suo ritorno con pazienza, con speranza, con tanta nostalgia della sua energia e il suo grande amore per tutto quello che la scrittura abbraccia. Ci manca molto la tua voce, Socio, hai dimostrato di essere il più INSTABILE di tutti noi sciammannati, quindi hai vinto… ma ora, ora persevera e dacci dentro che abbiamo bisogno di te.

Barbara, Laura, Rossana, Mara, Giovanni, Luca, Elda, Giorgio.

PERSEVERANZA (3)_Franco Pelizzari

 

NOTA del CIRCOLO SCRITTORI INSTABILI

Questo è sempre stato lo spazio di Franco dall’inizio della nostra avventura insieme. Ora Franco sta combattendo una battaglia importante, la più importante di tutte, pertanto questo suo spazio resterà qui in attesa di essere riempito fino a che Franco non si sarà rimesso in forze per continuare a scrivere e a dar voce alle storie che abitano il suo cuore. Noi aspetteremo il suo ritorno con pazienza, con speranza, con tanta nostalgia della sua energia e il suo grande amore per tutto quello che la scrittura abbraccia. Ci manca molto la tua voce, Socio, hai dimostrato di essere il più INSTABILE di tutti noi sciammannati, quindi hai vinto… ma ora, ora persevera e dacci dentro che abbiamo bisogno di te.

Barbara, Laura, Rossana, Mara, Giovanni, Luca, Elda, Giorgio.

VICINANZA (3)_Franco Pelizzari

Luigi si sta preparando, è in ritardo, ha fatto tardi ieri sera e si è addormentato.
Mentre si infila la scarpa con una mano, con l’altra trangugia il caffè, ah… è bollente, ne versa un po’ sul tappeto, non ha tempo di pulire. Agguanta il giubbino e lo zaino ed esce di corsa buttandosi sulle scale che salta a quattro per volta.
Lo attende un ristorante e la sua cucina, dove fa il lavapiatti per pagarsi gli studi.
Carlo sta finendo di visitare la signora Luisa, mai una volta puntuale, lei e il suo cuore malato. Ha un pranzo di lavoro ed ha fretta di uscire. Saluta con determinazione, seppur con garbo, la signora Luisa e ordina alla sua segretaria di prenotare un tavolo per due al solito ristorante.
Mentre si infila la giacca bordeaux la signorina lo informa che il ristorante è al completo. Un moto di rabbia lo assale, ritrova la calma, pensa all’alternativa e in due, forse tre, secondi ce l’ha. In meno di un minuto il ristorante è stato prenotato.
Luigi è arrivato trafelato, si è messo gli abiti da lavoro con velocità inusuale ed è corso alla sua postazione riuscendo ad evitare lo sguardo spietato dello chef impegnato in altro:

Oggi è la mia giornata fortunata – pensa.

Inizia a lavare i piatti mentre con la coda dell’occhio vede il cameriere che, uscendo dalla porta vai e vieni della cucina, sfiora con l’anca la giacca bordeaux di un signore seduto lì accanto il quale si inalbera commentando in modo offensivo quel fastidio con l’ospite al suo tavolo.
Ora a Luigi gira la testa, non sa cosa succede, macchie nere negli occhi si spostano, pezzi di luce si spengono, fino al buio totale.
In quello stesso istante Maria e Dino si godono la loro anziana saggezza passeggiando in una stradina sterrata bianca, raccogliendo qua e là dei fiori di campo profumati. Si fermano arrivati ad una santella e, mano nella mano, recitano una preghiera per il nipote.
“C’è un medico in sala? Per cortesia… in cucina… si sente male… è svenuto, non respira… aiuto!”.
Carlo si sta ancora lamentando con il suo commensale per il comportamento del cameriere e sente qualche parola “non respira-aiuto”, torna in sé.
“Io, io sono un medico, dov’è? Ok, calma, state lontani per favore… Mio Dio è così giovane, il cuore non batte… Chiamate un’ambulanza, dite blocco cardiaco… Dai bello che ce la facciamo…”.                                                                   E inizia a pompare tenendo in vita quel corpo inanimato.
Continua nel movimento ritmato senza tregua, è sudato, non sente più le braccia, il cameriere di prima gli asciuga la fronte, si guardano, con rispetto. Carlo teme di non farcela.

Luigi è fuori dal suo corpo, osserva quel trambusto intorno a sé, quasi curioso, ma è distratto ed attratto da un profumo forte, di fiori di campo. Lo riempie chiudendo gli occhi per goderselo.

Carlo sembra abbia una forza speciale nelle braccia. Un flusso che non conosce scorre senza tregua dalle spalle alle mani, è lui il cuore di Luigi.
Arriva l’ambulanza con il defibrillatore. Libera. Il suo lavoro è finito, non può fare altro.
Il corpo di Luigi non reagisce. Libera, libera. Niente.
Si guardano, sconsolati, impotenti, il cameriere scoppia in lacrime. Carlo non sa da dove gli esce quell’urlo che ordina:
“Ancora una volta!”
Libera! Ed il cuore torna vivo.

Dedicato a Valerio, vero protagonista di questa meravigliosa storia

Reading di “PANDORA, le Storie del Vaso” – Chiostro di San Francesco (Gargnano – BS) – legge Francesca Garioni

ccCircolo Scrittori Instabili diCircolo Scrittori Instabili è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.

INCONTRO (3)_Franco Pelizzari

Me ne stavo lì impalato, incapace di reagire. I pensieri mi giravano in testa, padroni della scatola cranica, governavano il mio umore, nero. La camera d’ospedale era appena sufficiente a ospitare due letti, un tavolino rettangolare appoggiato al muro con due sedie, l’una di fronte all’altra, vuote. La finestra a nastro era abbondante, ma dal letto non si riusciva a guardar fuori.Che follia, pensai. Camminavo avanti e indietro, tra il corridoio e la camera. Perché proprio io dovevo starmene lì a far la guardia? Ero giovane e avevo voglia di vivere, una schiera di amici mi aspettava, pronti per far baldoria. Non so se avete presente un gruppo di adolescenti con le moto cosa riesce a fare, bé io sì, un gran casino, proprio un gran casino riesce a fare. E invece no! Lì a far da guardia a un vecchio, che conoscevo anche poco. Mia madre era rientrata a casa, per riposare un po’, aveva detto. Mia sorella non c’era, lei non è mai di alcuna utilità, in un modo o nell’altro riesce sempre a svignarsela. Mio padre aveva subito preso la scusa di dover accompagnare la mamma ed ecco che io, zac, sono rimasto fregato. Per esclusione, direi, nemmeno per scelta. Il nonno dormiva, la mia presenza non era in realtà necessaria ed io mi sentivo diverso nel respiro, come se l’odore diffuso di disinfettante mi avesse modificato l’olfatto, irrimediabilmente. Ogni tanto passava qualche infermiera, una in particolare era davvero carina, immaginai che sotto il camice non fosse nemmeno vestita. Cavolo, chissà cosa succede qui di notte, pensai, senza darmi risposte. Rientrai in camera. Tutto come prima, il nonno che dormiva e la luce esterna che calava avvicinandosi l’imbrunire. Si svegliò di soprassalto, come se avesse fretta:

Ciao Giorgio caro, vieni, vieni qui, avvicinati”.

Io ci andai, cosa potevo fare? Mica potevo far finta di non sentire! Mi sedetti sul letto di fianco, era vuoto. Lui allungò la mano, cercando la mia. Cavolo, mi obbligava ancora a fare quel che voleva lui, ok, te la do, pensai. La pelle era liscia, anche se la mano era raggrinzita, magra, le vene in rilievo disegnavano strade impazzite. Muoveva il pollice accarezzando il dorso della mia, che fastidio! Mi prendeva lo stomaco e mi accorciava il respiro:

Prendi una sedia e avvicinati”, mi guardava con i suoi occhi azzurri iniettati di sangue malato. Ubbidii, anche per staccarmi dalla sua mano. Mentre mi avvicinavo con la sedia, mi disse:

Sono felice che sia tu qui, ora, a farmi compagnia…”, parlava piano, con voce sottile, Tu sei giovane e siamo stati insieme poco. Nemmeno la nonna hai conosciuto, vero?”.

Al mio sì con la testa, si riprese:

Già, sì, certo, eri piccolo. Ti ho mai parlato di lei?” e, non aspettando la mia risposta, continuò, “Incontrai tua nonna una sera d’estate, vidi che era lei ancor prima di sentire lo stomaco dissolversi”, disse ridendo, tra i colpi di tosse. L’ho sempre amata, era una donna straordinaria… abbiamo vissuto insieme una vita meravigliosa, sai?… Mi è mancata molto in tutti questi anni… molto… era impossibile sostituirla… sono stato fortunato… sono stato molto fortunato. Sono felice che tu sia qui…”

Mi guardò sorridendo, chiuse gli occhi. Non distolse il sorriso.

Reading di “PANDORA, le Storie del Vaso” – Chiostro di San Francesco (Gargnano – BS) – legge Gianluigi Bergognini


Circolo Scrittori Instabili diCircolo Scrittori Instabili è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.