“Futuro” di Giovanni Zambiasi

Il Natale era appena passato e la famiglia riunita nell’antica malga si preparava al ritorno. Gli zaini sono quasi pronti, mancano solo le ultime cose, quelle che servono fino alla partenza e che a volte si dimenticano… soprattutto in luoghi che si amano e dove inconsciamente si lasciano pezzi di noi.

Nonno Giacomo scruta il cielo seduto sul ceppo di acero fuori dal portico, le nuvole corrono verso est: buon segno. Il cammino che li aspettava sarebbe stato più difficile con la pioggia o la neve ad accompagnare il gruppetto. Il freddo saliva dalla valle in modo proporzionale al calar del sole, era tempo di ravvivare il fuoco e rientrare nel tepore della casa, protetti dai solidi muri di pietra spessi un metro.

I bambini sempre ultimi, arrivano solo all’imbrunire, delusi di non aver visto i cinghiali che di solito al tramonto risalgono il bosco fino al prato, alla ricerca di radici, vermi o piccoli tuberi. L’acqua bollita con in infusione le erbe essiccate in primavera e un cucchiaino di miele si trasforma in una profumata tisana: ottimo combustibile per l’anima e il corpo, catalizzatore di adulti e bambini. Tutti seduti attorno al tavolo di castagno a sorseggiare e sgranocchiare i biscotti fatti con le noci raccolte a pochi metri dalla casa, regalo prezioso degli alberi.

Ormai l’alleanza tra la famiglia di Giacomo e la foresta era diventata la normalità: per avere la legna bastava raccogliere le piante e i rami secchi caduti, senza tagliare inutilmente esseri silenziosi ma vivi. Tutti loro sapevano bene che le piante vivono sotto terra, le foreste sono solo la parte che vediamo, gli alberi sono connessi, le radici scambiano messaggi, si intrecciano creando canali di informazioni ed energia. Tagliare le piante non disturba molto il mondo sotterraneo di solito felice di donare parte di sé per contribuire alle necessità dei loro amici. Tagliare rinforza le radici che si stringono di più alle pietre con cui condividono lo spazio. Solo alcune famiglie di alberi hanno radici incapaci di rigenerarsi e muoiono se tagliati: i pini, gli abeti, i cedri. Loro sono tutti fuori, antenne rivolte all’infinito quasi a tentare il balzo verso il cielo e dimenticare le città sotterranee, solo i frutti rigenerano il loro popolo.

Nonno, racconta ancora del tempo prima del virus… per favore finisci la storia?”, Rebecca la più piccola dei bimbi dà voce a tutti gli altri e le occhiate delle mamme, felici di vedere i figli tranquilli e fermi, convincono nonno Giacomo al racconto.

Dove eravamo arrivati? Ah, certo, quando io e il Gioanì siamo rimasti di stucco a rivedere Angelo e a sentire le sue parole… “, inizia il racconto mentre sulla vecchia stufa ribolle la minestra.

Angelo aveva avvertito del pericolo e le sue parole non erano solo fantasia, ai tempi fu mio dovere fare un rapporto ufficiale e anche i giornali ne parlarono, ma nessuno diede troppo peso alla cosa, troppo impegnati in affari e commercio, troppo influenzati dai social e dalle Tv… ”

Nonno cosa sono i social?”

Rebecca chiedilo alla mamma, lei si ricorda meglio del nonno… Insomma tutto il mondo viveva senza rendersi conto che nessuna moneta avrebbe potuto ricostruire quello che stavano distruggendo, senza pensare che la vita dipendeva dalla terra, dagli alberi e dagli animali e che tutti siamo uno.”

E il virus cosa c’entra?”

Il giorno che Angelo aveva predetto arrivò e, pian piano, tutti… ricchi, poveri, giovani e vecchi si ammalarono. Tanti morirono, ma il grande problema fu il crollo di quel mondo virtuale che funzionava con i soldi. La malattia non permise di lavorare e guadagnare per poi spendere e la grande ruota del consumismo, prima iniziò a rallentare e in un paio d’anni si fermò”

Nonno… spiegaci meglio”

Allora… Vi ricordate la frana della Val Degagna? Uguale: gli uomini avevano costruito paesi e strade senza fare i conti con i torrenti della montagna e un bel giorno venne giù tutto, ci furono morti e distruzioni e tutto sembrò finire…”, Giacomo ricordava come fosse ieri i racconti dei carbonai e dei malghesi seduti attorno al fuoco a ricordare quanto fosse stato importante restare uniti a ricostruire la valle, tutti insieme spostarono i paesi a monte lontano dai pericoli del torrente e dalle frane che causava.

La malattia e la frana ebbero lo stesso risultato. Dopo un lungo periodo di sofferenza e di povertà, tutti capirono che non era possibile tornare indietro, la sofferenza diventò solidarietà e la povertà ricchezza. Oggi voi bambini sapete di essere uniti a Madre Natura, la rispettate e la proteggete perché noi vecchi ci siamo ricordati chi eravamo e grazie al virus siamo cambiati in tempo e abbiamo scoperto il segreto, ovvero: siamo solo lo spirito della terra che ha voluto diventare umano. Avevamo dimenticato di essere terra, di essere aria, acqua e fuoco e voi bambini adesso non dovete dimenticarlo, ma custodire nel cuore questo segreto e donarlo ai figli che verranno… ”

Il sole ormai alto illumina la valle e con gli zaini in spalla il gruppo segue a ritroso il sentiero vecchio, la via dei cuel che li riporterà al paese. Giacomo come sempre guida il gruppo regolando il passo per permettere anche ai più piccoli di seguire senza fatica.

Arrivato al dosso dei Persenic alza lo sguardo con la certezza di intravedere sul profilo della montagna le sagome di Angelo e Gaia, loro sono là ad osservare felici il nuovo divenire dell’uomo, potenti custodi della Valle e per sempre innamorati.